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Processi decisionali e movimenti di protesta tra scienza e politica. Una comparazione tra Italia e Francia sul caso alta velocità

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2 che li riguardano. Questo allo scopo di indagare il ruolo della costruzione di dati e indicatori nell’alimentare o minacciare lo statu to democratico delle politiche attraverso l’inclusione o l’esclusione dei destinatari dalle arene decisionali [de Leonardis 2009]. Secondo l’“approccio della giustificazione” di Boltanski e Thévenot [2006], primo di questi filoni, nello studio delle politiche in ambito scientifico sarebbe inutile rifarsi ad una scienza ingenuamente og- gettivistica o a vuote teorie della comunicazione razionale, mentre ci sarebbe bisogno di una riflessione sulle relazioni sociali sottese, e sui modi in cui vengono fornite le giustificazioni alle questioni dibattute nel policy-making. Gli autori chiamano “regimi di giustificazione” questi modi, per riferirsi alla costru- zione dei significati dati alle proprie pratiche da parte degli attori che competono nello spazio pubblico. In condizioni di modernità politica, secondo Boltanski e Thévenot [ib i d em] le regole della vita politica sarebbero riconducibili a dinamiche conflittuali, in cui l’azione è messa alla prova e costretta ad essere giustificata, cioè a fare riferimento a criteri di giustizia ampiamente riconosciuti, ricorrendo al piano del- le categori e per trovare dei punti di appoggio normativo a sostegno delle proprie azi oni e risalire i n ge- neralità (tesi sostenuta anche da un teorico della deliberazione come Elster [1998b]). Da qui la centralità dei compromessi fra le giustificazioni dei vari attori e dunque la natura convenzi onale attribuita ai pro- blemi, dal momento che i diversi tipi di giustificazioni presenti in un discorso pubblico determinerebbe- ro le differenti forme di coordinamento che rendono possibile l’azione collettiva, e quindi il risultato dell’interazione decisionale. Di queste ultime considerazi oni si occupa l’approccio delle convenzi oni , al tro filone secondo il quale dati e indicatori avrebbero natura convenzionale, essendo costruiti socialmente entro processi di defini- zione e classificazione tramite accordi di varia natura 1 . Come tali categorie e indicatori sono costruiti, chi è coinvolto in questa decisione, quali criteri normativi sono sottesi alle scelte e con quali grammati- che di giustificazione sono tu tti processi materia di conflitto e compromesso, a cui partecipa una plurali- tà di attori portatori di frames cognitivi, ancor prima che di interessi, differenti e in contrasto fra loro [de Leonardis 2009]. Da qui la denominazione di “politica degli indicatori” con cui Salais [2006] descrive tali processi politici, nei quali l’expertise tecnico-scientifica da un lato partecipa come componente do- minante alla definizione degli obiettivi, mentre dall’altro rappresenta essa stessa la posta in gioco, la “politica dell’expertise” [Fischer 1990], la “politica dei criteri” [Fischer e Forester 1987]. Il grado di democrazia di tali processi dipenderebbe essenzialmente da due fattori. Da un lato dall’eventualità che i dati vengano naturalizzati e chiusi nella c.d. black box [Latour 1989], o che vice- versa mantengano visibili i compromessi da cui sono scaturiti lasciando aperta la possibilità di essere rimessi pubblicamente i n discussione. E soprattu tto dal fatto che venga riconosciuto un ruol o atti vo alla voice dei destinatari delle politiche, non semplicemente sulle scelte che li coinvolgono, ma anche sulla definizione delle basi informative a tali scelte sottese [Castelfranchi e Sturloni 2006]. Secondo Hess e Ostrom [2009b] la conoscenza va concepita come bene comune, la cui democratizzazione si sviluppa nel passaggio dalla semplice fruizione all’attiva produzione di conoscenza, “conoscenza pubblica” per dirla con S alais [2006], che val orizzi il sapere non specialistico dei destinatari. Qui sta un incontro con la teoria deliberativa, in quanto non si tratta di semplice accesso alle informazioni o consenso informato, e neppure di consultazione, ma di un vero riconosci mento del sapere pratico dei destinatari come fonte competente (e pertinente) di informazione per realizzare buone policies. La bontà delle politiche si mi- surerebbe allora non sulla presunta oggettività naturalizzata dei dati, ma sull’oggettività che deriva dalla 1 Per un manifesto e una ricognizione di questo approccio, si vedano: Eymard-Duvernay, Favereau, Orléan, Salais e Thévenot [2005]; Borghi e Vitale [2007].
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Processi decisionali e movimenti di protesta tra scienza e politica. Una comparazione tra Italia e Francia sul caso alta velocità

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Informazioni tesi

  Autore: Valerio Lastrico
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Sociology
Anno: 2011
Docente/Relatore: Ota de Leonardis
Correlatore: MauroBarisione
Istituito da: Università degli Studi di Milano
Dipartimento: Graduate School in Social and Political Sciences
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 534

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Parole chiave

tav
rischio ambientale
movimenti sociali
processi decisionali
expertise
torino-lione
tecnocrazia
conflitti ambientali
arene allargate
alta velocità

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