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Tra carcere e territorio: la sperimentazione dell'agente di rete per il reinserimento sociale dei detenuti. L'esperienza della casa circondariale di Bergamo.

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10 tagliata da larghe finestre che si aprono verso la faccia interna dell'anello; la costruzione periferica è divisa in celle, che occupano ciascuna tutto lo spessore della costruzione; esse hanno due finestre, una verso l'interno, corrispondente alla finestra della torre; l'altra, verso l'esterno, permette alla luce di attraversare la cella da parte a parte. Basta allora mettere un sorvegliante nella torre centrale, ed in ogni cella rinchiudere un pazzo, un ammalato, un condannato, un operaio o uno scolaro. Per effetto del contro luce, si possono cogliere dalla torre, stagliantisi esattamente, le piccole silhouettes prigioniere nelle celle della periferia. Tante gabbie, altrettanti piccoli teatri, in cui ogni attore è solo, perfettamente individualizzato e costantemente visibile. Il dispositivo panoptico predispone unità spaziali che permettono di vedere senza interruzione e di riconoscere immediatamente. Insomma, il principio della segreta viene rovesciato; o piuttosto delle sue tre funzioni - rinchiudere, privare della luce, nascondere - non si mantiene che la prima e si sopprimono le altre due. La piena luce e lo sguardo di un sorvegliante captano più di quanto facesse l'ombra, che, alla fine, proteggeva. La visibilità è una trappola. […] Di qui, l'effetto principale del Panopticon: indurre nel detenuto uno stato cosciente di visibilità che assicura il funzionamento automatico del potere. […]. Bentham si meravigliava che le istituzioni panoptiche potessero essere così lievi: non più inferriate, catene, pesanti serrature; basta che le separazioni siano nette e le aperture ben disposte. Alla potenza delle vecchie «case di sicurezza», con le loro architetture da fortezza, si può sostituire la geometria semplice ed economica di una «casa di certezza»”. (Foucault, 1976, p.69). Ma il "Panopticon", nota l‟autore, non deve essere inteso solamente come un edificio immaginario: esso è un meccanismo di potere ricondotto alla sua forma ideale, è in una figura di tecnologia politica che si può e si deve distaccare da ogni uso specifico; ogni volta che si avrà a che fare con una molteplicità di individui Figura 1 - Il Panapticon di J. Bentham
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Tra carcere e territorio: la sperimentazione dell'agente di rete per il reinserimento sociale dei detenuti. L'esperienza della casa circondariale di Bergamo.

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Informazioni tesi

  Autore: Roberta Bettoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie
  Corso: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Alberto Giasanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 166

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Parole chiave

agente di rete
carcere
carceri e territorio

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