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Valutazione quali-quantitativa del processo di smaltimento degli RSU nel bacino TA/1

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Valutazione quali-quantitativa del processo di smaltimento degli RSU del bacino TA/1 CAPITOLO 1 INQUADRAMENTO LEGISLATIVO DI RIFERIMENTO 7 allegati tecnici, la maggior parte dei quali riecheggia le corrispondenti disposizioni della direttiva 1999/31/CE. Fra le principali novità che esso introduce va annoverata, la nuova classificazione delle discariche nelle seguenti tre categorie: discarica per rifiuti inerti; discarica per rifiuti non pericolosi; discarica per rifiuti pericolosi (art. 4). L’obiettivo dichiarato della disciplina in commento è quello di prevenire o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente e i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l'intero “ciclo di vita” delle stesse. Destinate a produrre rilavanti effetti sul piano pratico appaiono, inoltre, alcune delle definizioni contenute nell’art. 2. Prima fra tutte quella di “discarica”, è l’art. 3, comma 1, lett. g), a definire oggi la “discarica” come “l’area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno. Sono esclusi da tale definizione gli impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di recupero o trattamento per un periodo inferiore a tre anni come norma generale, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di smaltimento per un periodo inferiore a un anno”. Resa necessaria dalla nuova classificazione delle discariche era, poi, l’introduzione di una specifica definizione di “rifiuti inerti”: “i rifiuti solidi che non subiscono alcuna trasformazione fisica, chimica o biologica significativa; i rifiuti inerti non si dissolvono, non bruciano né sono soggetti ad altre reazioni fisiche o chimiche, non sono biodegradabili e, in caso di contatto con altre materie, non comportano effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana”. La disposizione di cui all’art. 3, comma 1, lett. e), aggiunge inoltre che “la tendenza a dar luogo a percolati e la percentuale inquinante globale dei rifiuti nonché l'ecotossicità dei percolati devono essere trascurabili e, in particolare, non danneggiare la qualità delle acque, superficiali e sotterranee” . Del tutto inedita è, la nozione di “trattamento” (“i processi fisici, termici, chimici o biologici, incluse le operazioni di cernita, che modificano le caratteristiche dei rifiuti, allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa, di facilitarne il trasporto, di agevolare il
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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Salvemini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Politecnico di Bari
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria per l'ambiente ed il territorio
  Relatore: Ezio Ranieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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