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Vita di strada e cultura della precarietà

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strada non è solamente un insieme di scambi e di interazioni; né rappresenta una rete di relazioni che possa essere studiata o riprodotta. La strada è, fondamentalmente, un’esperienza – difficile, sofferta e complessa – ai limiti dell’inconcepibile; ma allo stesso tempo reale e innegabile quanto un «dato di fatto», come ebbe a definirla Sandro. 5 Chi vive in strada sa – e solo loro lo sanno – cosa vuol dire. È per questo che valori come la solidarietà non vengono praticati per la presenza di un ordine morale superiore; quanto piuttosto per il fatto che ognuno in strada è solo come ogni amico, conoscente o estraneo che ha accanto, e sa quanto è importante in certi momenti un gesto di affetto o un piccolo aiuto; anche solo un cartone di vino la sera di natale, quando per strada non passa nessuno e fa un freddo cane. 6 In strada le persone sanno riconoscere la paura, la sofferenza e la solitudine di chi non ha un posto o una famiglia dove andare, né il coraggio per tornare indietro; perché la conoscono. Sanno cosa vuol dire vivere in strada, e lo sanno solo loro, perché ci vivono: è per questo che si aiutano; ed è per lo stesso motivo che, spesso, si odiano. 1.2.2. La strada: attraversamenti di spazi sovra-determinati A questo punto è possibile introdurre il secondo termine della definizione da cui siamo partiti: la “strada”. Luogo tutt’altro che generico; socialmente, culturalmente e politicamente connotato (e dominato); è lo spazio volto a consentire, e a controllare, la circolazione di merci e persone. stràda, s. f. 1. striscia di terreno che si estende nel senso della lunghezza, con superficie piuttosto regolare, costruita e sistemata dall’uomo per permettervi il transito di persone e veicoli che si spostano così da un luogo all’altro all’interno di una città o anche fuori di città […] 3. sempre nel sing., con riferimento al fatto che nelle città è luogo frequentato da gente volgare e spesso priva di scrupoli, diventa sinonimo di ambiente malfamato: donna, ragazzo di strada II come luogo in cui si aggirano mendicanti, persone senza occupazione né 5 Taccuino, venerdì 1° febbraio 2002. 6 È accaduto la sera del 24 Dicembre del 2001. Di ritorno dal supermarket di Via Giolitti, Nicolas ed io siamo passati davanti al gruppetto di Tury e Jimmy, due ragazzi africani, di cui conosco solo i nomi e poco altro. Avevamo con noi tre cartoni di vino ed una bottiglia di vodka, per festeggiare il natale insieme al resto della Famiglia; saranno state le sette di sera. Avevo offerto io. Forse perché mi sentivo in colpa al pensiero che di lì ad un’ora sarei dovuto andare via, per cenare con la mia famiglia. Forse perché negli ultimi giorni la Famiglia si muoveva poco, e non c’erano soldi, né vino. Comunque era la vigilia di natale, e decisi di offrire da bere. Passammo davanti a Tury e Jimmy seduti insieme a qualcun altro che non ricordo, in Via Marsala. Nicolas, che poco conosceva quei due ragazzi se non per i litigi e le botte che si erano scambiati nei giorni precedenti, mi disse di fermarmi. Prese dalle mie braccia uno dei tre cartoni che trasportavo, e lo portò a Tury. Poi tornò indietro, senza dire nulla; e insieme andammo a festeggiare con la Famiglia. 12
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Vita di strada e cultura della precarietà

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Boni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Enzo Campelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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