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Voci e sguardi del Rwanda. Il genocidio tra distorsioni giornalistiche e rappresentazioni rwandesi.

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inviati sul luogo, avrebbero dovuto compiere un passo in più, inserire gli avvenimenti in una cornice. Nell’ambito di quattro mesi di articoli si sarebbe potuto approfondire, contestualizzare. Sarebbe bastato fare una ricerca seria in biblioteca, consultare un numero di fonti più alto, consultare la bibliografia specialistica in materia, documentarsi. Il pubblico si sarebbe potuto fare un’idea diversa dai watussi e pigmei che si scannano per via di un odio atavico tribale, se qualcuno gli avesse mostrato quei contesti, se qualcuno avesse cercato per loro le diverse responsabilità di una simile tragedia, se qualcuno avesse tentato di documentarsi sul passato coloniale. Al contrario ci si è adagiati su alcuni stereotipi non solo semplicistici ma addirittura erronei e pericolosi: Il discorso mediatico, nei limiti del suo «approccio sensazionalistico», ha fornito una lettura della tragica vicenda ruandese in termini di conflitto etnico, se non tribale, ricorrente e di per se stesso inevitabile, e rafforzando quella rappresentazione, retorica e comune, del «continente selvaggio» e «selvaggiamente violento». L’Africa dei media, ancora nel terzo millennio, è popolata da società dagli «strani costumi», da una umanità dolente, condannata da e per sempre alla penuria, che sembra ritrovare le sue forze solo nell’esercizio di una violenza atavica e irragionevole, naturale e ferina. Un’assenza, quasi totale, di approfondimento sulle ragioni che hanno preparato e motivato l’agire genocidario ha di fatto contribuito a restituire una incomprensibilità di fondo 3 La versione che ci è stata offerta, quella del tribalismo, di un primitivismo della società africana, ha fatto in modo che l'opinione pubblica non si dovesse confrontare con le sue responsabilità: Il faut tout faire pour que ces communautés puissent un jour prendre conscience de ce qu'ont été et de ce que sont devenues les catégories identitaires hutu et tutsi, pour que cessent les massacres. Mais, pour l'opinion des pays riches, il est tellement plus rassurant de penser que le génocide rwandais est une guerre ethnique, une guerre raciale, une guerre tribale! «Ces gens-là ne sont pas comme nous» donc cela ne peut pas se produire chez nous. Et pourtant, la Yougoslavie... La Yougoslavie ou se déroule une «guerre ethnique» qui n'en est pas vraiment une, mais qui l'est 3 Fusaschi, cit., pag. 13 7
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Voci e sguardi del Rwanda. Il genocidio tra distorsioni giornalistiche e rappresentazioni rwandesi.

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Finocchiaro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Pietro Veronese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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