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Accesso alla conoscenza e proprietà intellettuale

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Accesso alla conoscenza e proprietà intellettuale  9 
Capitolo 1 
Il diritto d’autore nell’era analogica 
La storia complessiva del diritto d’autore, dai suoi prodromi ai giorni nostri, dura circa 
mezzo millennio, ed è suddivisibile in due periodi molto diversi tra loro: il primo va 
dall’invenzione della stampa fino ad Internet; il secondo dai tardi anni ’80 del XX 
secolo in poi. Nonostante, però, la disparità della durata, i problemi che sono  sorti nel 
secondo periodo hanno portato all’emanazione di così tante leggi, concettualmente e 
numericamente rilevanti, da quasi eguagliare quelle promulgate nel primo. 
Ciononostante, è importante analizzare le motivazioni che hanno portato alla nascita del 
d.d.a., per comprenderne meglio le implicazioni, le derive, i possibili futuri sviluppi.   
 
1.1  L’invenzione della stampa e le prime tutele 
 
Prima che il tedesco Johann Gutemberg, a cavallo del 1450,  stampasse la sua famosa 
Bibbia, i libri venivano prodotti per opera di amanuensi; il costo dei singoli esemplari 
era molto alto e la loro diffusione estremamente limitata. Proprio la scarsa possibilità di 
riproduzione e diffusione non fece avvertire la necessità di una tutela di tali opere
5
. 
L’invenzione della stampa a caratteri mobili rese possibile la riproducibilità meccanica 
delle opere letterarie, e quindi la produzione di molte copie di un testo in breve tempo 
ed a costi relativamente contenuti.  
Il successo della nuova tecnologia tipografica fu tale che, incredibilmente, nella sola 
seconda metà del ‘400, furono stampate in Europa addirittura più di seimila opere ed il 
numero dei tipografi aumentò, per i tempi, enormemente. 
                                                
5
 Nel mondo antico greco-romano non erano previste particolari tutele giuridiche per le opere letterarie o, 
più in generale, di quelle dell’intelletto; perciò non erano considerati illeciti la trascrittura e, con questa, le 
probabili trasformazioni ed adattamenti del testo originale. Agli autori non veniva riconosciuto un diritto 
patrimoniale sulle loro opere dato che, una volta divulgate, il corpus mysticus dell’opera, il testo, si 
identificava con corpus mechanicus, cioè il sostrato materiale e, perciò, i diritti patrimoniali spettavano al 
proprietario del manoscritto o a colui che lo aveva realizzato (finché questi non lo cedeva ad altri). Era 
però riconosciuto, sia in Grecia, sia nell’antica Roma, il diritto dell’autore di non pubblicare l’opera, 
potendo ricorrere all’actio furti qualora l’opera fosse stata trafugata, ed il diritto all’inedito, cui si 
ricorreva tramite l’actio iniurarium aestimatoria: è celebre il caso del contenzioso che contrappose 
Virgilio, che aveva composto il distico in onore di Cesare Augusto «divisum imperium cum Jove Caesar 
habet», ed il giovane Batillo, che se ne era attribuito la paternità. Cfr. Roberto Barzanti, L’esperienza 
europea:  nuove vie della normazione, in Mauro Masi (a cura di), L’autore nella rete, Edizioni Angelo 
Guerrini e Associati, Milano, 2000, pp. 88-90

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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Guadrini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Nicola Lucchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

FAQ

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