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Analisi delle superfici di restauro, intonacate a marmorino, presso il Complesso Monumentale della Carità in Venezia

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Anteprima della tesi: Analisi delle superfici di restauro, intonacate a marmorino, presso il Complesso Monumentale della Carità in Venezia, Pagina 13
sabbia, coccio pesto, calcari e marmi macinati, acqua d’impasto e una serie di additivi 
finali come sapone, olii e grassi, con la funzione di rendere lucida la superficie e di 
proteggere la muratura dagli agenti atmosferici. 
A Venezia, l’esperienza sugli intonaci è maturata soprattutto sulle superfici esterne, 
infatti, in passato, non esisteva superficie muraria che non fosse decorata, tanto che, 
le è stato conferito l’appellativo di “città dipinta”. I primi intonaci con caratteristiche 
ben determinate, compaiono nel XIV secolo, con l’avvento dell’architettura gotica. 
Questi vengono realizzati in una sola stesura di calce, sabbia e pigmenti “a fresco” o 
anche con calce e polvere di mattone; hanno spessore molto ridotto e spesso erano 
trattati con olii naturali. La decorazione sugli edifici religiosi dello stesso periodo, 
imita la sottostante cortina muraria con mattoni rossi e fugature bianche a biacca, per 
questo detta a “regalzier” (finto mattone). Questo tipo d’intonaco viene sostituito, 
all’interno degli edifici, dai grandi cicli di affreschi realizzati da artisti affermati, 
quali Giorgione, Tiziano, Tintoretto e Veronese che sul finire del cinquecento a causa 
della loro rapida deteriorabilità e del cambio del gusto architettonico non vengono più 
commissionati. 
Nello stesso periodo, con il riaffermarsi dei modelli architettonici classici, durante il 
Rinascimento, cresce il gusto per un particolare tipo di rivestimento, già in uso presso 
greci e romani, il marmorino. Questo tipo di rivestimento molto più resistente 
all’ambiente lagunare dei dipinti “a fresco” prevale, con una generale diffusione, 
soprattutto per le garanzie di durata e conservazione e per le caratteristiche di 
omogeneità, consistenza e colore, che ben si adattavano all’architettura veneziana. 
Nei secoli successivi tale tecnica continuerà ad essere applicata a Venezia, anche se 
andrà sempre più rarefacendosi in conseguenza del mutamento del gusto verificatosi 
nella Venezia ottocentesca. 
Sicuramente dalla conoscenza approfondita degli scritti di Vitruvio, Andrea Palladio, 
pubblica nel 1570, a Venezia, I Quattro Libri dell’Architettura. Nel primo libro cap. 
V fornisce una serie di interessanti suggerimenti, riguardanti in particolare i materiali 
costituenti l’intonaco, calce e sabbia, limitandosi purtroppo ad alcune note di 
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Informazioni tesi

  Autore: Elena Dell'Andrea
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Scienze e tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro
  Corso: Scienze e tecnologie chimiche
  Relatore: Renata Codello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

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