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Arrigo Cajumi critico ''libertino''

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Anteprima della tesi: Arrigo Cajumi critico ''libertino'', Pagina 10
10 
   L’anno seguente, fortunatamente, l’ex direttore della «Stampa» Alfredo Frassati si mosse in 
suo favore e gli procurò un posto di dirigente amministrativo in una società da lui presieduta, 
la Cokitalia
35
. Nonostante il silenzio forzato e il nuovo impiego di responsabilità, Cajumi non 
smise di dedicarsi alle Lettere, anzi spese tutto il successivo decennio in intense letture e nella 
stesura e raccolta di pensieri sparsi, che, salvati dall’occhiuto controllo fascista
36
, furono 
pubblicati nel 1947 da Leo Longanesi con il titolo di Pensieri di un libertino. 
   La fine della guerra coincise anche con il termine della condizione di isolamento in cui il 
fascismo lo aveva relegato. Per prima riprese l’attività pubblicistica: dal 20 luglio 1945 su «Lo 
Stato moderno», la rivista azionista e liberale di Mario Paggi di cui Cajumi fu cofondatore
37
, 
dal 2 agosto su «La Nuova Stampa»
38
 e ancora su «La Nuova Europa» di Luigi Salvatorelli, 
«Il Mondo» di Mario Pannunzio
39
 e «L’industria»
40
. Ad essa si unirono nuovi sforzi editoriali: 
traduzioni dal francese, prefazioni, curatele, insieme alla pubblicazione di propri testi. Nel 
1948 era già uscito per i tipi del torinese De Silva Il passaggio di Venere, primo ed unico 
romanzo di Cajumi, composto fra l’agosto e il dicembre 1934; ad esso seguivano nell’ editio 
princeps i racconti Un uomo, risalente al periodo 1938-1941 e L’egoista degli anni 1945-
1947
41
. Dall’impegno profuso nell’accorpamento dei suoi saggi apparsi in precedenza 
derivarono i volumi Ricordi e letture
42
 e Colori e veleni. Saggi di varia letteratura, dati alle 
stampe il primo nel 1952 e il secondo postumo nel 1956 all’interno della «Collana di saggi» 
diretta da Giovanni Macchia per le Edizioni Scientifiche di Napoli. Cajumi morì 
                                                
35
 Ibidem. 
36
 Cfr. Pensieri, p. 14, dove l’autore racconta i sotterfugi a cui ricorse per proteggere le sue carte: «E così, anno 
per anno, foglietto per foglietto, è nato questo libro: quando il fascicoletto delle carte si ingrossava, lo toglievo 
dal cassetto e lo portavo al sicuro, giacché controlli e perquisizioni, che non mancarono, facevano ritenere 
sospetti i quaderni di un solitario». 
37
 Cfr. F. Del Beccaro, s. v. Cajumi, Arrigo, art. cit., p. 389 e L. Beghin, Appunti, art. cit., p. 85. 
38
 Cfr. L. Beghin, Appunti, art. cit., p. 85. 
39
 Cfr. F. Del Beccaro, s. v. Cajumi, Arrigo, art. cit., p. 389 e L. Beghin, Appunti, art. cit., p. 85. 
40
 Cfr. E. Savino, Lo Stato moderno: Mario Boneschi e gli azionisti milanesi, Milano, Franco Angeli 2005, p. 10. 
41
 Cfr. A. Cajumi, Il passaggio di Venere, Torino, De Silva 1948, recentemente ristampato: A. Cajumi, Il 
passaggio di Venere, introduzione di Lorenzo Ventavoli, Torino, Lindau 2002. 
42
 Cfr. A. Cajumi, Ricordi e letture, Milano, Editrice L’Industria 1952.

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Arrigo Cajumi critico ''libertino''

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Informazioni tesi

  Autore: Azzurra Frattegiani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Martino Marazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

FAQ

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