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Attorialità e divismo nell'Italia contemporanea: il caso di Pierfrancesco Favino

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Anteprima della tesi: Attorialità e divismo nell'Italia contemporanea: il caso di Pierfrancesco Favino, Pagina 12
14 
 
umano”
24
. Un’inquadratura, ad esempio, può dare risalto alla performance quando lascia 
sufficiente spazio attorno all’attore, in modo da permettere agli spettatori di percepire quale 
sia lo stato fisico ed emotivo del personaggio. Se poi è un’inquadratura che dura abbastanza, 
o che ritorna più volte (come all’interno del campo contro campo durante un dialogo), dà al 
pubblico anche il tempo di capire meglio lo stato d’animo del personaggio
25
. Questo 
ovviamente non è che un esempio. Anche il piano sequenza vuole dare risalto alla figura 
dell’attore. Non a caso, infatti, è un tipo inquadratura tipico dei musical classici, che si 
usava per non spezzare la performance di danza. Quando ciò accade, gli attori “oscurano” la 
macchina da presa e il montaggio, che sono per l’appunto ridotti al minimo.  
 Ma c’è un’inquadratura precisa che è particolarmente cara agli attori. Marlon Brando 
scrive nella sua biografia che nei campi lunghi ciò che conta è l’azione, nei campi medi 
invece bisogna prestare attenzione al linguaggio del corpo e ai gesti che si compiono. Ma il 
primo piano è l’inquadratura più importante: è qui che l’attore deve usare tutto il suo talento 
poiché spetta a lui, e a lui soltanto, dargli un senso attraverso la sua espressione e la sua 
forza psicofisica. “In quel momento la tua interpretazione arriverà al pubblico grazie al 
pensiero, perché se pensi nel modo giusto la gente se ne accorgerà, ma se pensi nel modo 
sbagliato, se sei troppo occupato a recitare, sei finito”
26
. Il primo piano è il momento 
dell’attore: qui può riuscire a comunicare le emozioni e i pensieri più profondi e nascosti del 
personaggio direttamente al pubblico. Béla Balàzs, durante gli anni ’20, scrive riguardo 
all’evolversi dell’espressione facciale di Asta Nielsen durante un primo piano: “Per diversi 
minuti assistiamo all’organica storia dello sviluppo dei suoi sentimenti e nient’altro. Si, è 
una storia quella cui assistiamo. È questa la particolare lirica del cinema, che in realtà è 
un’epica delle sensazioni”
27
.  
 Quando noi vediamo un volto in primo piano, è come se riconoscessimo in quella 
persona le nostre emozioni, tant’è che spontaneamente, e senza nemmeno rendercene conto, 
tendiamo ad assumere la sua stessa mimica facciale
28
. È uno degli effetti dei neuroni 
specchio. Grazie a loro, ogni azione che si osserva, quindi anche quella recitata al cinema, 
innesca nel cervello dei circuiti neurali che si attiverebbero come se fossimo noi stessi a 
                                                           
24
 Claudio Vicentini, L’arte di guardare gli attori. Manuale pratico per lo spettatore di teatro, cinema, televisione, 
Marsilio editori, 2007, p. 237. 
25
 C. Baron, S. M. Carnicke, op. cit. p. 40.   
26
 C. Jandelli, op. cit. p.37. 
27
 Ibidem, p. 36. 
28
 Ibidem, p. 37.

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Informazioni tesi

  Autore: Paola Pitzus
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Cinema, televisione e produzione multimediale
  Relatore: Sara Pesce
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 140

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divismo
attorialità
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attori italiani
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