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Boris: decostruzione di una fiction all'italiana

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Anteprima della tesi: Boris: decostruzione di una fiction all'italiana, Pagina 5
pregiudizio imposti dalla cultura alta e accademica, ed assorbiti, di conseguenza, 
anche dall’opinione comune. 
6
 La studiosa parla, infatti, di una «valorizzante rinascita della fiction» che, nel 
7
corso del decennio, ha esercitato un “effetto dimostrativo” circa il proprio valore 
a trecentosessanta gradi: è così che, prodotta in quantità crescenti, la fiction 
domestica si è imposta nelle collocazioni migliori dei palinsesti, in particolar 
modo la prima serata, contribuendo ad espellere film e serie d’importazione, 
dando efficace dimostrazione del vantaggio competitivo di cui si fanno garanti i 
contenuti locali. Una primazia che è resa evidente dai lusinghieri ascolti record 
che hanno costellato il decennio, per mezzo di una produzione di successi davvero 
considerevole per la numerosità dei titoli e le vette raggiunte degli indici Auditel, 
rendendo manifesta la capacità del prodotto di fiction made in Italy di richiamare 
davanti allo schermo un pubblico molto vasto. 
Di come sia stato possibile giungere a questo punto, nella storia della fiction 
8
nazionale, ne da una spiegazione Aldo Grasso: negli anni Novanta si è assistito al 
progressivo crollo, accompagnato da un andamento ondulatorio, della fiction 
domestica, per varie cause, di cui una fu l’eccessivo impegno economico che i 
formati non seriali, di stampo cinematografico, prediletti in Italia, impongono, 
soprattutto in relazione al fatto di non assicurare un’ampia copertura del 
palinsesto, rispetto, ad esempio, ai prodotti d’importazione. La situazione venne 
9
ulteriormente complicata dalla necessità di conformarsi alla legge Mammì sulla 
produzione e sull’intero assetto del mercato televisivo, che prevedeva, da parte dei 
network, sia pubblici che privati, di creare proprie redazioni giornalistiche; da qui, 
in un forte momento d’indebitamento, è facilmente intuibile come i prodotti esteri 
gravassero già più che sufficientemente sui bilanci, così da spingere le reti, in 
particolar modo quelle commerciali, a cercare programmi che garantissero una 
maggiore copertura di spazi e un miglior rapporto qualità-prezzo, prodotti di 
flusso di vario genere che potessero assolvere al bisogno di affabulazione del 
pubblico. 
Nonostante la crisi si riscontrano alcuni segnali di rinnovamento e si tentano 
autoproduzioni: per il broadcast pubblico costituite da miniserie, miniserie 
colossal e serie episodiche, mentre per quello commerciale da simil-telenovelas, 
serials e sitcom. Malgrado la scarsità dell’offerta, i rari prodotti registrano ascolti 
elevati, a riprova della disponibilità del pubblico verso il prodotto autoctono. 
Tempo addietro ne aveva dato un primo saggio La Piovra (1984, Rai 1) e i suoi 
sequel; è però col rispolvero del modello della “serie all’italiana” , un formato 
ibrido – ancora memore del primo tentativo di serializzazione operato in Italia con 
I ragazzi del muretto (dal ’91 al ’96 su Rai Due) –, verso la seconda metà degli 
6
 Ivi, p. 8. 
7
 Ibidem. 
8
 A. Grasso, M. Scaglioni, Che cos'è la televisione, cit., pp. 160-162. 
9
 La legge, asserisce Maurizio Costanzo «redatta su misura dei broadcaster, […] ignora la 
produzione e il sistema televisivo inteso come industria e distribuzione» e aggiunge «la legge 
223/1990 è […] nata con il difetto di non avere accolto la novità della direttiva CE 552/1989, che 
cercava di creare un mercato audiovisivo europeo forte. La successiva direttiva 36/1997 precisava 
ulteriormente l’obbligo per gli stati dell’Unione di vigilare che le emittenti televisive titolari di 
concessioni nazionali riservassero al mercato europeo la maggioranza del tempo di trasmissione 
depurato da news, sport, giochi, pubblicità e televendite» (in M. Costanzo, F. Morandi, Facciamo 
finta che. L’industria televisione: produrre fiction seriale, Roma, Carocci, 2003, pp. 19-21). 
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Informazioni tesi

  Autore: Federica Giudici
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Linguaggi dei Media
  Relatore: Giorgio Simonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

FAQ

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