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Come si racconta(va) la guerra: il conflitto del Kosovo nelle cronache del ''Corriere della Sera'' e del ''manifesto''

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Anteprima della tesi: Come si racconta(va) la guerra: il conflitto del Kosovo nelle cronache del ''Corriere della Sera'' e del ''manifesto'', Pagina 7
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A testimonianza di come la Storia, ancora una volta, possa far dialogare eventi molto 
distanti tra loro cronologicamente, vale la pena soffermarsi sull’epica battaglia di 
Kosovo Polje del 28 giugno 1389. 
Uno degli storici italiani dell’area dei Balcani, Marco Dogo, nel suo libro dedicato al 
Kosovo,
3
 nel primo capitolo, ricostruisce, i canti epici serbi alla mano, la storia dei 
giorni precedenti e il giorno stesso della battaglia decisiva tra le truppe serbe guidate 
dal pio principe Lazar, e gli Ottomani nel Campo dei Merli o Kosovo Polje (Kos in 
lingua serba significa merlo, mentre -ovo è una desinenza attributiva), una pianura non 
distante da Pristina: 
 
«Lazar Hrebljanović era chiamato imperatore dal sultano, ma non dai suoi stessi alleati e vassalli, che 
gli riconoscevano appena il titolo di principe. Con gli Ottomani alle porte, il campo serbo era percorso 
da rivalità dinastiche e gelosie personali. La sera del 14 giugno (calendario giuliano) Lazar riunì alla 
sua mensa i capi che l’indomani avrebbero guidato i serbi alla battaglia. Fra questi, i due valorosi 
cavalieri Vuk Branković e Miloš Obilić, sposi alle figlie di Lazar. Il principe levò una coppa d’oro e 
brindò, ad uno ad uno, ai nobili ospiti: infine a Miloš, rivolgendosi a lui come «fido un dì, su l’ultimo 
fellone! Tu doman mi tradirai, domani, disertor, a Murat passerai». Miloš balzò in piedi e protestò la 
sua lealtà a Lazar e la sua devozione alla santa fede; se cercava un traditore, Lazar, si guardasse da chi 
gli sedeva accanto. Accanto al principe sedeva Vuk Branković. Dopo il banchetto, nella notte, Lazar fu 
colto da neri presagi e manifestò alla moglie Milica il proposito di costruire una chiesa (…) in grado di 
resistere agli assalti turchi. Ma in quella lo raggiunse un falco (in altre versioni, il profeta Elia), recante 
da Gerusalemme un messaggio della madre di Dio: «Vuoi tu Lazar il regno della terra o il regno dei 
cieli? Se vuoi il regno dei cieli, eleva un tempio non di marmo ma di seta scarlatta, che l’armata vi si 
comunichi, giacché i tuoi guerrieri periranno e tu con loro». (…) (…) All’alba del 28 giugno, giorno di 
San Vito, il principe Lazar, avendo scelto il regno dei cieli, si preparava al martirio. (…) Miloš fu visto 
allontanarsi a cavallo verso le linee nemiche. Si consumava forse il tradimento annunciato? Col pretesto 
di rivelare al sultano l’assetto di combattimento serbo, Miloš si fece condurre alla presenza di Murat: 
estrasse un pugnale, uccise il sultano, fu a sua volta ucciso dalle guardie. Secondo altre versioni cadde 
più tardi, dopo aver ammazzato un’infinità di Turchi; secondo altre ancora fu decapitato insieme con il 
suo principe, preso in battaglia, davanti agli occhi di Murat morente. Lo scontro tra i due eserciti ebbe 
per teatro il Campo dei Merli. Vuk Branković comandava la riserva (…). Nel momento critico ordinò 
loro di ripiegare, e si astenne dal combattere»
4
. 
 
Il dominio ottomano non ebbe inizio subito dopo questa vittoria, dato che i Serbi 
sarebbero stati sottomessi definitivamente solo settant’anni dopo. Tuttavia, anche se 
per cinquecento anni i turchi stabilirono il proprio dominio sulla regione, nel ricordo 
del 1389 la letteratura e la poesia serba hanno composto un’infinità di opere, poemi e 
leggende; nei villaggi venne tramandata oralmente l’epopea del Campo dei Merli, e 
nei Balcani ebbero grande popolarità personaggi che esaltavano concetti come l’onore, 
l’eroismo, il senso di sacrificio e l’amore per il proprio popolo. Nel XIX secolo, 
influenzato dall’interesse nei confronti del folklore tipico del Romanticismo, il 
                                                        
3
 Marco Dogo, Kosovo. Albanesi e Serbi. Le radici del conflitto, Costantino Marco Editore, Cosenza 
1992. 
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 Ivi, pp.7-10.

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Informazioni tesi

  Autore: Arianna Barone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Informazione ed Editoria
  Relatore: Alberto Giordano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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