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Da nido delle aquile a porta dei Balcani. Prospettive di sviluppo dell'Albania sulla strada dell'integrazione europea

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Il modo di produzione agricola è semi-feudale. Le grandi tenute sono di proprietà 
dello stato, rappresentato a livello locale dal bey o dal pascià, e divise in poderi di 
media grandezza ceduti in affitto o a colonia. La suddivisione della terra in latifondi 
risale al governo del sultano Abdul Hamid (1774-1789), che elargì estese terre 
demaniali ai sudditi albanesi più influenti e fedeli. Il proprietario del latifondo si occupa 
direttamente delle coltivazioni arboree (ulivo) mentre il colono di quelle del suolo, 
pagando in natura l’affitto al titolare. La piccola e media proprietà è diffusa solo 
nell’Albania meridionale ed è lavorata dagli stessi proprietari e dalle rispettive famiglie 
con l’ausilio di salariati. 
Le abitazioni rurali sono edificate su di un’ossatura di legno con parti intonacate con 
fango o mota bovina e il tetto di paglia. Spesso sono costituite da un unico vano (in cui 
animali e persone condividono il medesimo spazio), talvolta da una seconda “stanza” 
deputata all’esercizio dell’attività casearia. A Fier, Scutari e Kruja, invece, le abitazioni 
rurali sono a due piani, dotate di una scala d’accesso esterna e costruite in muratura di 
pietra e calce. L’allevamento del bestiame (ovini, bovini ed equini) dispone di pascoli 
estivi in montagna e di quelli invernali nelle vallate. Una specifica tassa governativa è 
applicata solo sui capi ovini allevati.  
Nelle località montane il potere è nelle mani dei capitribù, sottoposti alla politica del 
divide et impera del sultano che, concedendo a ciascun capo singolarmente privilegi e 
autonomie, rafforza le divisioni interne tra le diverse tribù. L’unità fondamentale della 
società è la famiglia patriarcale allargata, nella quale il patriarca esercita un’assoluta 
autorità, a cui sono soggetti anche i figli maschi. Questi ultimi, dopo aver contratto 
matrimonio, si stabiliscono con le proprie mogli nella residenza paterna, in modo che 
dopo la morte del padre la responsabilità della famiglia sia assunta direttamente dal 
primogenito.  
La donna, pur essendo l’elemento centrale della vita economica della famiglia e 
della tribù, non gode dei medesimi diritti dell’uomo. Oltre ad amministrare la casa, 
lavora nei campi e raccoglie la legna nei boschi. Con il matrimonio - che è combinato 
arbitrariamente dal padre con membri delle famiglie amiche o potenzialmente tali - la 
donna passa dalla tutela del padre a quella del marito. Al momento della conclusione del 
contratto di matrimonio, il marito versa al padre della sposa un prezzo pari alla capacità 
lavorativa della donna e ai miglioramenti derivanti dall’acquisizione della nuova 
parentela. 
Un insieme di famiglie nucleari forma una tribù, capeggiata da un capitano 
(voivoda), affiancato da un alfiere (bajraktar) e da un consiglio di anziani (pleq). Un 
gruppo di tribù costituisce una bandiera (bajrak) e, infine, un insieme di bandiere 
origina un fis. 
 
1.1.1. Le città albanesi 
 
Alla vigilia dell’indipendenza Valona (Vlorë) è una città portuale di 8 mila abitanti 
che sorge intorno a una baia circondata da colline ricoperte di ulivi secolari e mitigata 
da un clima salubre. La popolazione è costituita da albanesi ortodossi (i cosiddetti 
patriarchisti), cutzo-valacchi, albanesi musulmani, greci e alcune famiglie italiane 
originarie di Otranto. Nonostante i forti venti e il mediocre scalo su palafitte, la baia 
offre un buon ancoraggio a numerose imbarcazioni sia da guerra che da trasporto e 
costituisce il più importante porto albanese. Lo scalo - distante due chilometri dal centro 
urbano - era stato costruito dalla società francese che sfrutta le miniere di bitume, 
minerale lavorato in pani, trasportato a dorso di mulo e imbarcato in grandi quantità, 
diverse volte l’anno, su imbarcazioni dirette in Francia e in Gran Bretagna.  
I vapori italiani della società Puglia e il vapore austriaco Lloyd attraccano due volte 
la settimana. Una dozzina di imbarcazioni di diverse dimensioni svolgono il servizio di 

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Da nido delle aquile a porta dei Balcani. Prospettive di sviluppo dell'Albania sulla strada dell'integrazione europea

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Lecis
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Gianfranco Bottazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

FAQ

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