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Da nido delle aquile a porta dei Balcani. Prospettive di sviluppo dell'Albania sulla strada dell'integrazione europea

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Anteprima della tesi: Da nido delle aquile a porta dei Balcani. Prospettive di sviluppo dell'Albania sulla strada dell'integrazione europea, Pagina 8
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Berat conta, invece, 20 mila abitanti, due terzi dei quali professano la religione 
ortodossa. È divisa in quattro quartieri, Murad, Celeb, Ham-Ciarsci e Kastron: i primi 
due sono abitati da musulmani, gli altri due da ortodossi. Kastron costituisce il nucleo 
della città vecchia ed è una vera e propria fortezza circondata da solide mura con un 
unico accesso. La città è sede sia dell’autorità religiosa musulmana sia del vescovo 
ortodosso (che ha giurisdizione anche su Valona). La principale attività economica è 
l’agricoltura, favorita dal suolo fertile e dal clima salubre, che produce in particolare 
olio, grano, frutta e vino. Rilevanti sono la produzione e il commercio di lana e pelli e 
l’attività di quattro mulini ad acqua e di dieci forni.
28
  
 
1.1.2. Gli albanesi e l’Impero ottomano 
 
Si può a buon diritto affermare che la posizione geografica delle terre albanesi ha 
giocato un ruolo determinante nell’evoluzione dei rapporti tra la leadership tribale e le 
autorità dell’Impero ottomano e, in ultima analisi, nel processo di formazione nazionale. 
Infatti, la rilevanza strategica del territorio e l’estrema perifericità dei suoi porti rispetto 
a Istanbul avevano persuaso, a suo tempo, il sultano a concedere una discreta autonomia 
alle diverse tribù indigene, lasciandone inalterate le consuetudini giuridiche e le 
tradizioni popolari. Tuttavia, la plurisecolare dominazione ottomana non rispondeva a 
un disegno politico di lungo periodo e, in assenza di un piano di modernizzazione, 
razionalizzazione e trasformazione dell’economia, ha ridotto il territorio albanese a un 
perenne accampamento militare, fonte di reclutamento di soldati per l’esercito turco e di 
sfruttamento fiscale delle popolazioni residenti.
29
  
La popolazione cristiana delle città si riteneva vittima di un’ingiusta oppressione, 
essendo tenuta in uno stato di inferiorità rispetto agli albanesi che avevano abbracciato 
la religione musulmana, pertanto era ostile al governo del sultano e ai suoi 
rappresentanti e auspicava un intervento militare esterno per liberarli dagli oppressori. I 
cristiani che risiedevano - sempre armati - in campagna e nelle località montane erano, 
invece, affascinati dalla maestà del sultano, che non li maltrattava e, anzi, consentiva 
loro di preservare l’antico diritto consuetudinario, al quale riconosceva forza di legge.  
Il relativo isolamento in cui vivevano le popolazioni rurali e montane unito alle 
pessime condizioni viarie hanno rappresentato un serio ostacolo allo sviluppo dei 
commerci interni e a un rapporto reciprocamente vantaggioso tra città e campagna. Lo 
scarso livello di scambi demotivava le professioni artigianali, che non superavano il 
limite territoriale del villaggio o della città e le poche attività imprenditoriali erano 
confinate al litorale costiero e in mano a gruppi stranieri.  
Alla vigilia dell’indipendenza mancavano, quindi, in Albania i presupposti necessari 
alla formazione di un ceto medio che vivesse del proprio reddito, esercitando il 
commercio o una libera professione, e con un patrimonio comune di speranze da 
tradurre in un progetto politico nazionale in opposizione ai latifondisti e ai capitribù, 
arroccati in difesa dei privilegi concessi dall’amministrazione ottomana, e ai funzionari 
dell’amministrazione stessa.
30
  
L’idea di indipendenza in Albania, come nelle altre nazioni dell’Europa danubiano-
balcanica non investite dai fermenti rivoluzionari del XIX secolo, si era diffusa 
relativamente più tardi rispetto agli stati-nazione dell’Europa continentale, proprio a 
causa della mancata formazione di una borghesia capace di guidare il processo di 
trasformazione nazionale.
31
   
                                                 
28
 Ivi, pp. 69-70 
29
 Ivi, pp. 35-40 
30
 Ivi, pp. 71-73 
31
 Ivi, p. 61 

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Lecis
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Gianfranco Bottazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

FAQ

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