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Dall’alienismo alla risocializzazione: il trattamento del folle reo tra riforme parziali e criticità oggettive

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INTRODUZIONE 
 
“Osservate con quanta previdenza la Natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere 
ovunque un pizzico di follia” queste le parole iniziali del celebre saggio di Erasmo da 
Rotterdam con cui l’autore sottolinea, immediatamente, un aspetto essenziale: alla follia 
apparteniamo poiché essa, alla stregua della normalità, è insita nella naturalezza umana. E 
allora dobbiamo chiederci, dove nasce la follia? Laddove inizia la normalità, potremmo 
opinare. L’uomo, infatti, ha eretto la propria storia sulla base di tale dicotomia, definendo – 
dunque delimitando – il campo d’azione e di pensiero che può essere definito normale, da 
quello che va considerato folle, utilizzando come criterio la ripetibilità. I comportamenti 
attuati con ripetuta frequenza, da un ampio numero di persone, verranno allora definiti 
normali, quelli dissennati, sfuggenti alla ragione, saranno invece tipici dei folli, poiché più rari 
da incontrare e, ancor più, da comprendere. 
 
Etimologicamente il termine folle rimanda alla parola mantice, recipiente vuoto, ovvero testa 
piena d’aria. La parola, di derivazione greca, racchiude in sé il phatos, la sofferenza, e il 
patiens, il paziente, il malato, la persona – appunto – sofferente. Sin dal principio delle civiltà, 
pertanto, emerge come l’accento non venne posto sulle bizzarrie di cui una persona al di là 
del normale, dove per normale intendiamo il comunemente accettato, possa farsi portatore 
ma, al contrario, ci si focalizza sulla dimensione dolorosa che questi può alimentare, in se 
stesso e negli altri. L’irrazionale sfugge per definizione ai parametri interpretativi di cui la 
ragione si nutre, pertanto l’angoscioso timore che spinge l’uomo a dover conoscere il mondo 
nel quale si muove, lo porta ad allontanare ciò che non riesce a comprendere e, meglio ancora, 
a controllare. Tale bisogno nasce dalla necessità dell’animo umano di sentirsi al sicuro, 
pertanto l’alienus, destabilizzatore dell’ordine per antonomasia, viene percepito come una 
minaccia e, in quanto tale, deve essere allontanato. 
 
Tuttavia, per gli strateghi della normalità l’allontanamento non sembra una strategia 
convincente: chi è lasciato libero di andare conserva, infatti, anche la libertà di tornare. 
Bisogna allora elaborare uno stratagemma nuovo, capace di limitare questa angosciosa 
possibilità. 
 
La storia dell’uomo ci insegna che meno si è liberi più si è al sicuro, pertanto necessario non è 
allontanare l’ignoto ma riuscire a controllarlo. La limitazione della libertà si è spesso tradotta 
in repressione, sicché non potendo lasciare il folle in circolazione per le strade del mondo si è 
ben deciso di tenerlo vicino, laddove il Genio dell’uomo normale avrebbe potuto limitare le 
sue stravaganze: nascono così i primi luoghi di detenzione. 
 
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Informazioni tesi

  Autore: Samuela De Luca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Politiche e Sociali
  Corso: Scienze delle Politiche e dei Servizi sociali
  Relatore: G. M. Patrizia  Surace
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

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