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Democrazia e politica d'emancipazione

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Anteprima della tesi: Democrazia e politica d'emancipazione, Pagina 6
maniera eredi.
Tale successo della democrazia formale sarebbe stato, però, contraddittorio: non si è assistito ad 
un rafforzamento delle istituzioni democratiche, delle forme di controllo parlamentare da parte del 
popolo, ma alla crescita del presidenzialismo e alla trasformazione dello Stato – o meglio, della 
politica – in “Stato minimo” che aliena alla giustizia e all'economia ciò che gli appartiene. Il 
paradosso, afferma a tal proposito Rancière, è che nel periodo in cui i « militanti socialisti o 
comunisti combattevano per una Costituzione, per diritti e dispositivi istituzionali di cui, peraltro, 
criticavano il fatto che esprimessero il potere della borghesia e del capitale » vi era una vigilanza 
più accurata di quelle istituzioni; nell'epoca attuale invece « la situazione si è capovolta, e la vittoria 
della democrazia cosiddetta formale va di pari passo con una sensibile disaffezione nei riguardi 
delle sue forme » 7
. Dalla caduta del “socialismo reale”, insomma, dietro la presunta “vittoria della 
democrazia” è stato messo in atto, come sostiene Wendy Brown, un processo di « de-
democratizzazione » 8
 e di annullamento delle pratiche conflittuali che mettono in discussione le 
forme politiche della classe dominante. 
Nel secondo testo che noi prendiamo in considerazione, scritto dieci anni dopo il primo, 
Rancière osserva come l'acclamazione del “trionfo” della democrazia è stata ripetuta, in maniera 
nuova e del tutto diversa, dopo la caduta di Saddam Hussein e le elezioni del 2005 in Iraq. In 
quest'ultimo caso, infatti, non è stata celebrata la vittoria della democrazia formale contro quella 
reale, ma è stato dimostrato che la democrazia può essere affermata soltanto con le armi. Questo 
sembra essere il motivo per cui, secondo l'allora ministro della Difesa americano, dopo la caduta 
del regime iracheno seguirono saccheggi. Ciò vuol dire, spiega il nostro autore, che « portare la 
democrazia a un altro popolo non significa soltanto portargli i benefici dello Stato costituzionale, 
delle elezioni libere e della libertà di stampa. Significa anche portargli il caos » 9
. Allora la 
democrazia, coincidendo con il “caos”, sarebbe ingovernabile e proprio per questa ragione 
andrebbe governata.
In definitiva, come possiamo notare, per quanto i due casi siano eterogenei, in entrambi il 
“trionfo” della democrazia viene proclamato come la vittoria su un disordine che è connaturato alla 
democrazia stessa: o la democrazia reale che denuncia le apparenze della democrazia formale; o il 
caos conseguente all'istituzione della democrazia. Intorno a questo disordine appartenente alla 
democrazia, a parere di Rancière, si oggettiverebbe un odio nei suoi confronti. Bisognerà, pertanto, 
capire chi sono i soggetti di questo odio e perché esiste questo odio. Il perché dell'odio è la ragione 
dello scandalo democratico. I soggetti dell'odio sono, invece, coloro che cercano un arché, col 
quale realizzare l'unità del popolo e/o limitarne il disordine democratico. Ma prima di spiegare 
meglio il soggetto e l'oggetto dell'odio, è necessario constatare lo spostamento che il termine 
7 Ivi, p. 111.
8 Cfr. W. Brown, Oggi siamo tutti democratici... , in AA.VV., In che stato è la democrazia? (2009), trad. it. 
Nottetempo, Roma 2010, pp. 71-92.
9 J. Rancière, L'odio per la democrazia (2005) trad. it. Cronopio, Napoli 2007, p. 11.
7
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Democrazia e politica d'emancipazione

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Campailla
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Stefano Petrucciani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

FAQ

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Parole chiave

democrazia
marx
governance
comune di parigi
politica d'emancipazione
rancière
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