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Dove le parole finiscono inizia la musica - Figuratività e audiovisione nel cinema indipendente di Gus Van Sant

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Anteprima della tesi: Dove le parole finiscono inizia la musica - Figuratività e audiovisione nel cinema indipendente di Gus Van Sant, Pagina 10
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un’attenzione più tesa e immediata della prima. Oppure un ritmo regolarmente scandito nel 
suono, come un basso continuo musicale o un ticchettio meccanico, dunque prevedibile, tende a 
creare un’animazione temporale inferiore a q uella creata da un suono dallo svolgimento 
irregolare, dunque imprevedibile, che pone l’orecchio e l’insieme dell’attenzione in c ostante 
allarme. Le gocce d’acqua di Persona ne sono un esempio: esse catturano l’attenzione con il loro 
ritmo sottilmente o fortemente irregolare. Un ritmo troppo regolarmente ciclico però può anche 
creare effetto  di tensione, perché si individua, propri o in quella regolarità meccanica, la 
possibilità di una fluttuazione. Chion sostiene che una musica più rapida non accelera 
necessariamente la percezione di un’immagine. La temporalizzazione dipende in realtà più dalla 
regolarità o dall’irregolarità del flusso sonoro che dal tempo nel senso musicale della parola. Ad 
esempio, se il f lusso delle note della musica è instabile, ma l’andamento è moderato, 
l’animazione temporale sarà maggiore che nel caso in cui l’andatura sia rapida ma regolare. 
Chion dimostra anche come un suono ricco di frequenze acute genererà una percezione più in 
allarme. Ne sono un esempio Alfred Hitchcock e la scelta musicale di Bernard Herrmann per la 
celebre scena della doccia di Psycho (1960). Perché il suono influenzi temporalmente l’immagine 
sono dunque necessarie alcune condizioni: l’immagine deve prestarsi sia per la fissità e sia per la 
sua propria attività al flusso sonoro. 
Per concludere questo quadro iniziale sull’audiovisione, rimane da dire che il valore aggiunto 
sopra descritto è reciproco: se il suono rende l’immagine differente da come sarebbe senza di 
esso, l’immagine fa sentire il suono diverso da come risuonerebbe se risuonasse nel buio. 
L’esempio classico di tale reciprocità è quello dei suoni orribili o impressionanti; il cinema 
sonoro classico evitava di mostrare determinate scene, chiamando il suono alla riscossa del 
proprio divieto, affinché suggerisse uno spettacolo molto più impressionante di quanto sarebbe 
stato se lo si avesse avuto davanti agli occhi. Ne abbiamo un esempio nella scena iniziale di Kiss 
Me Deadly (1955) di Robert Aldrich, dove la fuggitiva viene catturata dai suoi inseguitori e

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Informazioni tesi

  Autore: Guido Pontani
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione Pubblicitaria e Istituzionale
  Relatore: Nicola Maria Dusi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 199

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