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Economia, società e ambiente nel salernitano del XX secolo

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Anteprima della tesi: Economia, società e ambiente nel salernitano del XX secolo, Pagina 7
risorse nell’antichità non erano considerate come qualcosa di inerte da sfruttare a 
proprio piacimento, ma rientravano in una visione ciclica di cooperazione tra 
uomo e natura, come dimostra la radice latina del termine risorsa ovvero re-
surgere, ri-generarsi. Una concezione che ritroviamo nelle innumerevoli opere di 
bonifica, manutenzione, strutturazione del territorio che i Romani attuavano 
dentro e fuori Roma, così come in qualunque colonia si insediassero. Ne sono 
esempio la centuriazione del suolo agricolo, gli acquedotti, i cunicoli di scolo, i 
muri di contenimento degli argini, opere che indussero Goethe nel suo Viaggio in 
Italia a definirle come « una seconda Natura, che opera a fini civili ». Una 
sapienza empirica che si sostanziava di un approccio integrale ai problemi della 
gestione del territorio, che si estinse nelle regioni Meridionali durante l’età 
medievale e moderna e che ritroverà vigore solo nelle illuminanti analisi dei 
tecnici « illuministi » che operarono agli inizi del XIX secolo alle dipendenze del 
Regno Borbonico, quando ormai il dissesto idrogeologico e le condizioni 
dell’economia del Regno erano ampiamente compromesse.  
Giuseppe Imbucci con uno sguardo a ritroso sulla storia della provincia di 
Salerno, e in particolare del rapporto tra popolazione e risorse, sottolineava che 
essa «si colloca in un più ampio territorio (…) le cui caratteristiche strutturali ed 
ambientali sono tradizionalmente tra le più disgregate d’Italia».
1
 Ma sotto quali 
aspetti si può parlare di una tradizione di squilibri e dissesti? È certo una 
questione molto ampia ma si crede che dei cenni, anche se di certo non totalmente 
esaustivi ai fini di una analisi completa del problema, siano utili per evidenziare 
problematiche generali e specifiche del territorio in questione.   
 Innanzitutto la provincia salernitana insiste su una superficie di 4922,5 km²  ed 
ha una forma spiccatamente longitudinale delineata da un confine, quello attuale, 
che partendo dal versante meridionale della costiera amalfitana, escludendo 
l’altipiano di Agerola, scende verso Cava dei Tirreni ed attraversa la piana del 
Sarno ad oriente del Vesuvio. Di qui piega verso i monti Picentini, al limite della 
provincia di Avellino, racchiude la vallata di S. Severino Rota e, ripiegando verso 
nord, taglia il fiume Sele al di sotto di Caposele. Si delinea, quindi, a gomito in 
direzione sud-est fin presso Monte Carrozzo e con un andamento piuttosto 
irregolare discende verso la provincia di Potenza, seguendo quasi parallelamente 
                                                 
1
 Cfr. G. Imbucci, Popolazione, territorio ed agricoltura a Salerno 1861-1961, in G. Aliberti [a 
cura di], Popolazione, agricoltura e lotta politica a Salerno nell’età contemporanea, Cava dei 
Tirreni 1978, p. 19.  
2
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Informazioni tesi

  Autore: Massimo Cingotti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Silvio De Majo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

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