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Elaborazione di un modello di fusione nivale per bacini alpini d’alta quota.

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Anteprima della tesi: Elaborazione di un modello di fusione nivale per bacini alpini d’alta quota., Pagina 6
Capitolo 2 Diversi approcci alla tematica nivale 
 6 
2.1. Classificazione dei modelli idrologici 
La struttura e l’architettura di un modello sono determinate dall’obiettivo per il quale è stato 
costruito. Per esempio, un modello idrologico per la previsione delle piene è diverso da uno per 
operazioni di generazione e riserva di potenza idrica (per energia elettrica). Così come un modello 
per la pianificazione di risorse idriche è significativamente differente da uno usato per il progetto 
e la gestione ecologica di risorse d’acqua. In base a questo considererò esclusivamente modelli 
matematici di fusione nivale e formazione dei deflussi, ovvero quel sottogruppo di modelli 
idrologici che si occupano di simulare le altezze, in mm d’acqua equivalente (SWE - Snow Water 
Equivalent), di scioglimento del manto nevoso e di stimare le portate di deflusso dai bacini alpini. 
2.1.1. Classificazione relativa alla natura del modello 
Normalmente si possono distinguere tra modelli fisicamente basati, concettuali ed empirici 
(Singh, 2001), in base al tipo di approccio utilizzato, dei processi considerati nella simulazione e 
dalla natura dei dati di input che vengono elaborati. 
(a) Modelli fisicamente basati. Essi modellano matematicamente il fenomeno di studio tenendo 
conto di leggi fisiche, legate direttamente coi dati di ingresso e con le caratteristiche del bacino 
idrografico. Per questo, possono essere applicati a contesti (bacini, comprensori) diversi da quello 
per il quale sono stati costruiti. Spesso sono i modelli più complicati, soprattutto per quanto 
riguarda lo scioglimento nivale, in quanto tengono conto di un elevato numero di parametri legati 
ad altrettanti fenomeni fisici e caratteristiche geomorfologiche o meteorologiche. In più 
necessitano di un gran numero di dati di ingresso, spesso difficili o addirittura impossibili da 
ottenere in determinati bacini montani. 
(b) Modelli empirici. Sono costruiti attraverso la raccolta, l’osservazione e l’elaborazione di dati 
di ingresso e di uscita misurati nel contesto di studio, per un lasso di tempo sufficiente a tarare il 
modello. Si basano su relazioni matematiche non direttamente connesse ai fenomeni 
rappresentati ma che dimostrano di descriverli correttamente. Data la loro origine, però, hanno 
un’applicabilità limitata al di fuori del contesto per il quale sono stati creati. 
(c) Modelli concettuali. Possono essere considerati una via di mezzo tra i modelli fisici e quelli 
empirici. Utilizzano, in genere, leggi fisiche ma in forma semplificata, attraverso analogie tra 
processi reali ed il comportamento di elementi concettuali, e quindi di comportamento noto 
(come ad esempio i serbatoi lineari).

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Elaborazione di un modello di fusione nivale per bacini alpini d’alta quota.

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Informazioni tesi

  Autore: Domenico Doleatto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio
  Relatore: Bartolomeo Vigna
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 224

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