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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Anteprima della tesi: Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea, Pagina 6
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lutto è il suo carattere tabuizzante, rappresentato dall’obbligo di vestire certi colori, di digiunare 
immediatamente dopo un decesso, di rinunciare alle feste, ai giochi e ai banchetti. Questo 
fenomeno non si è ancora disperso del tutto nella nostra cultura, soprattutto in quella contadina. 
Tali rinunce sono dovute al fatto che i luttuati si adeguano al morto, perciò la non osservazione di 
queste regole comporterebbe una mancanza di rispetto nei suoi confronti. 
L’adozione di vestiti o colori particolari serve ad evidenziare il proprio stato di perdita e di 
avvilimento temporaneo, ma è anche un modo per mortificarsi. Nella cultura occidentale vi è 
l’adozione del nero negli abiti dei luttuati e durante le messe funebri di liturgia cattolica vengono 
adoperati paramenti di colore nero o viola. Nelle tradizioni più antiche, soprattutto in Sicilia e in 
Sardegna, l’utilizzo del nero non si limitava solo agli abiti ma veniva applicato anche in altri 
contesti. Fino a due secoli fa, infatti, si usava dipingere di nero anche le porte, le finestre, le tende, 
i mobili e gli specchi e si addobbava la camera mortuaria col medesimo colore. Perfino la barca del 
defunto veniva dipinta di nero e così restava per un anno intero. I segni del lutto venivano inoltre 
estesi agli animali. In alcune culture troviamo anche l’utilizzo del rosso e del bianco ma in quella 
occidentale prevale il nero, il quale ha radici molto antiche, risalenti ai Romani. Veniva adottato 
come colore di lutto in quanto poco prezioso, perché il buon senso bandiva l’utilizzo di colori 
sgargianti e sfarzosi. Era inoltre poco costoso e mortificante, quindi adatto all’evento. 
La durata del lutto varia da cultura a cultura e in base alla sua entità. Essa termina al compimento 
del processo di distacco dall’oggetto e con la de-colpevolizzazione dei luttuati, i quali non 
dovranno più osservare le varie norme e tabuizzazioni come forma di rispetto. Amici e parenti si 
liberano dal lutto spesso grazie a fattori esterni, rappresentati soprattutto dalle norme tradizionali. 
Nel culto ebraico il lutto durava per un periodo molto breve mentre per gli antichi Romani 
venivano stabilite delle norme che variavano di caso in caso. Per i bambini bisognava osservare 
una durata non inferiore ai tre anni, per gli adulti un massimo di dieci. In generale si manteneva 
tanti mesi quanto erano gli anni vissuti dal defunto e i bambini con età inferiore ai tre anni non 
venivano compianti. In passato l’intera durata del lutto veniva suddivisa in tre fasi: lutto grave, 
mezzo lutto e lutto leggero. In molte culture per le vedove vi era l’obbligo di non risposarsi prima 
che cessasse il periodo di lutto e in generale nessuno poteva partecipare a feste, a banchetti o ad 
eventi pubblici nella fase di lutto grave. Oggi la durata del lutto si è ristretta notevolmente e 
termina con il funerale. Ciò che si manifesta oltre la cerimonia funebre va a coinvolgere soltanto la 
sfera psichica individuale e solitamente si cerca di non estendere il proprio stato di sofferenza alla 
comunità. Il luttuato ritorna alla quotidianità e al suo lavoro, mentre in passato ogni attività veniva 
fatta cessare per un periodo che poteva coincidere con la durata dei funerali o protrarsi anche più 
a lungo. In tale periodo venivano abbandonate le attività lavorative, la cura del raccolto, del 
bestiame, della casa e poteva essere imposto il divieto di uscire, soprattutto alle donne. 
Nelle culture contadine e provinciali era ed è ancora oggi contemplata l’osservanza delle visite, di 
cui i luttuati tenevano molto conto. La mancanza di quest’obbligo nei confronti di amici e parenti 
costituiva un’offesa perché si pretendeva una reciproca solidarietà delle parti, nel senso che chi 
faceva la visita veniva a sua volta visitato nell’eventualità di un lutto. Il gruppo dei partecipanti 
poteva comprendere una cerchia ristretta e intima fino ad estendersi all’intera comunità. Per 
questo motivo, in Abruzzo, nel XIV secolo si stabilì una legge che moderava l’influsso 
incontrollabile delle folle. Chi avesse violato le condizioni causando sovraffollamenti e disordini 
avrebbe dovuto pagare una sanzione. Oggi invece la collettività non partecipa più alle 
commemorazioni funebri (con l'eccezione di personalità famose o importanti). Tutto si svolge nella 
sfera privata e il lutto non viene pubblicizzato al di fuori della cerchia dei parenti e degli amici. 
In passato, assieme al lamento spontaneo, vi era anche quello ritualizzato e gestualizzato grazie al 
quale i luttuati tentavano di adeguarsi alla condizione del cadavere, di allontanarlo e di scaricare il 
loro dolore attraverso vere e proprie “tecniche di pianto”. Questo fenomeno prendeva il nome di

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Fenomenologia della morte, tanatofobia e necrofilia nella società contemporanea

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Righetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura
  Corso: Pittura
  Relatore: Matteo Chini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

FAQ

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morte
mass-media
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