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Filosofia e Cinematografia

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Anteprima della tesi: Filosofia e Cinematografia, Pagina 4
solamente due giorni dopo la prima proiezione dei fratelli Lumiere, il cinema nei suoi 
primi giorni di vita assumeva già delle profonde caratteristiche. Nel corso del 1907, si 
segnala l’esigenza del cinema di insediarsi nei discorsi definiti: “colti’’, ad esempio, Henri 
Bergson pubblica il suo più grande lavoro, L'evoluzione creatrice (L'Évolution créatrice) 
che ad oggi, tra i suoi lavori è senza dubbio il più conosciuto e il più discusso. L’opera 
compare all’interno del (suo) saggio “L’illusion cinématographique’’ e fornisce uno dei 
contributi più profondi sulla riflessione filosofica, in quanto, in qualità di filosofo, è stato il 
primo ad usare il cinema come metro di paragone per comprendere peculiari concetti 
filosofici. Altro contributo, altrettanto importante arriva dall’italiano Edmondo De Amicis, 
sulla rivista milanese “L’illustrazione italiana’’, pubblica sempre nel 1907 il racconto 
Cinematografo Cerebrale, invece il francese Georges Mèliès delinea ne Les vues 
cinèmatographiques le prime fondamentali caratteristiche dei generi cinematografici e per 
di più ci offre un primo profilo della professione del regista. Senza alcun dubbio, il cinema 
è un fenomeno sociale, proietta delle immagini e si rileva con stupore la straordinaria 
potenza della loro suggestione, capaci di agguantare lo spettatore, di provocare colorite 
reazioni, di influenzarne il comportamento, incentivate dalla sfera affettiva delle emozioni. 
Il pubblico in sala costituisce un secondo spettacolo. È questo il contenuto centrale del 
primo racconto del genere comparso in Italia, Al cinematografo di Gualtiero Fabbri, del 
1907, indaffarato a contrastare le accuse di immoralità e corruzione che all’epoca erano 
rivolte al cinema. Nel Maggio dello stesso anno, infine, su La Stampa, l’italiano: Giovanni 
Papini pubblica: “La filosofia del cinematografo’’, articolo di poche pagine ma densissimo 
di contenuto, in cui pone delle audaci riflessioni sul cinematografo come sintesi della vita 
moderna, aggiungendo un invito ai filosofi affinché si impegnassero ponderatamente nei 
meandri di questa nuova invenzione. Papini dunque, afferma che se i filosofi, si 
dedicassero alle cause della «quasi miracolosa moltiplicazione di cinematografi», 
potrebbero trovare nel cinema «nuovi motivi di pensiero, e chissà?, perfino nuove 
emozioni morali e suggerimenti di nuove metafisiche» . Da poco tempo in Italia e più 
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precisamente nelle grandi città, vi fu all’epoca come la definisce Papini una “miracolosa’’ 
moltiplicazione di cinematografi, queste nuove affascinanti apparecchiature invadono le 
vie principali, e pian piano spodesteranno: «I teatri, come le tranvie hanno spodestato le 
Cfr. G. Papini, “La filosofia del cinematografo’’,  «La Stampa», Torino, XLI, 18 maggio 1907, p. 1.
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Informazioni tesi

  Autore: Felisia Forciniti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Anna D'Atri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

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