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Gli aspetti ludici del lavoro

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Anteprima della tesi: Gli aspetti ludici del lavoro, Pagina 7
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1.3 VECCHI VALORI E NUOVI VALORI 
Prima dell’avvento della fabbrica, la gran parte dei lavoratori erano contadini e 
artigiani, che vivevano il proprio lavoro come parte integrante della propria vita 
privata.  
Spesso la bottega era parte della propria stessa casa e dunque l’economia del 
tempo a disposizione dell’individuo era scandita dalle convenienze o dalle 
necessità che questi man mano incontrava.  
Poi, alla fine del ‘700, arrivò l’industria: milioni di contadini e artigiani 
divennero lavoratori “subordinati”; i tempi e i luoghi di lavoro non dipesero più 
dalla natura e dalla vita del contadino ma dalle regole dell’imprenditore e dai 
ritmi delle macchine, delle quali l’operaio costituiva un semplice ingranaggio. Il 
lavoro, che poteva durare anche quindici ore al giorno, divenne fatica crudele 
per il corpo dell’operaio e assillo stressante per la mente degli impiegati, ma, 
soprattutto, iniziò a separarsi drasticamente dalla vita privata dell’individuo.   
<<Nei due secoli successivi al ‘700 le parole più spesso ripetute nel mondo 
aziendale saranno “razionalismo” “razionalizzare” “razionalizzazione”.  
In estrema sintesi, per l’organizzazione scientifica del lavoro, 
“razionalizzazione” significa che tutto ciò che è positivo attiene alla sfera 
quantitativa e razionale, ciò che è razionale è maschile, ciò che è maschile 
riguarda la produzione, tutto ciò che riguarda la produzione si celebra nei luoghi 
di lavoro. Di conseguenza tutto ciò che è emotivo è femminile, tutto ciò che è 
femminile riguarda la riproduzione, tutto ciò che riguarda la riproduzione si 
consuma nell’universo domestico. 
Casa e azienda, vita e lavoro, maschi e femmine, affetti e razionalità, pratica ed 
estetica sono sfere che vanno tenute distinte e separate.>>
9
 
Secondo questa suddivisione, certamente il gioco non appartiene alla parte 
razionale della vita; Ford, nella sua autobiografia, dice <<Quando lavoriamo 
dobbiamo lavorare, quando giochiamo dobbiamo giocare. Non serve a nulla 
mescolare le due cose. L’unico obiettivo deve essere quello di svolgere il lavoro 
                                                 
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 De masi D.(1999) Il futuro del lavoro. Rizzoli, Roma. pag. 107 
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Informazioni tesi

  Autore: Marco Iacobucci
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Patrizio Di Nicola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

FAQ

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