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Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento

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Anteprima della tesi: Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento, Pagina 6
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meramente esteriore dell’irripetibilità dell’atto, ma nel connotato sostanziale dell’incon-
trovertibilità del contenuto dell’atto stesso»
23
. 
In ogni caso, la critica alla ricostruzione poc’anzi proposta non deve far perdere di vista 
il carattere giurisprudenziale del diritto romano
24
. L’intangibilità del giudicato penale ha 
quindi anch’essa, come pressoché tutti gli istituti romanistici, un’origine rituale: sempli-
cemente, non si tratta della ritualità mistica che connotava l’epoca arcaica, ma di quella 
laica tipica del periodo repubblicano. Mentre il primo tipo di ritualità trovava la sua fonte 
di legittimazione sul piano divino, la ritualità laica era legittimata e orientata dal criterio 
dell’utilitas publica, ossia della convenienza per gli interessi della cittadinanza. 
Individuata l’origine del principio dell’intangibilità del giudicato penale nel diritto ro-
mano, è ora opportuno analizzarne la fisionomia e il contenuto. In quell’esperienza giu-
ridica la res iudicata era definita come una decisione giurisdizionale che statuiva su una 
determinata accusa e metteva in tal modo fine alla controversia, così assumendo il carat-
tere della definitività e dell’irrevocabilità. 
La definitività connotava la sentenza, tanto di condanna quanto di assoluzione, che non 
poteva più essere emendata dal giudice che l’aveva pronunciata. L’irrevocabilità, invece, 
non era originariamente necessaria per fondare l’intangibilità del giudicato penale: a que-
sto fine, infatti, era sufficiente la mera definitività. Come si vede, dunque, l’originaria 
efficacia del giudicato penale era solo quella negativo-preclusiva che si sostanziava – e si 
sostanzia tuttora – nel principio del ne bis in idem. Questo divieto rappresentava l’anello 
di congiunzione tra diritto sostanziale e diritto processuale: il principio nulla poena sine 
iudicio, affermatosi stabilmente a partire dall’età repubblicana, assegnava infatti al pro-
cesso penale un carattere di strumentalità rispetto al diritto penale sostanziale
25
, renden-
dolo l’unico strumento esperibile per l’attuazione di quest’ultimo nel caso concreto, men-
tre il ne bis in idem svolgeva la funzione di assicurare l’incontrovertibilità dell’esito del 
processo. 
 
23
 CALLARI F., La firmitas del giudicato penale: essenza e limiti, cit., p. 70. 
24
 Tale carattere è ben descritto da CERAMI P., Potere ed ordinamento nell’esperienza costituzionale ro-
mana, Torino, Giappichelli, 1996, p. 15, ove si legge che nella storia giuridica romana «l’azione [sta] al 
posto della norma, la quale, solo attraverso un processo lento ed incerto, riuscirà ad affermarsi, in età post-
classica […], come effettivo modello a priori dell’azione».  
25
 Per una riflessione più ampia circa la strumentalità della legge penale processuale rispetto a quella so-
stanziale, si veda TONINI P., Manuale di procedura penale, XX ed., Milano, Giuffrè, 2019, pp. 1 ss.
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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Anghileri
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Novella Galantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 418

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Parole chiave

giudicato penale
processo penale
misure di prevenzione
processo tributario
effetti extrapenali
giudizi risarcitori
unità della giurisdizione
autonomia delle giurisdizioni

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