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Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento

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proposito, per evitare che l’incertezza causata dalla pendenza del processo si protraesse 
all’infinito, fu previsto un termine perentorio entro cui appellare, l’inutile scadenza del 
quale determinava il passaggio in giudicato della pronuncia. La sentenza divenuta defini-
tiva o irrevocabile, in quanto non più appellabile o non appellata nel termine, era la fonte 
della c.d. firmitas iudicati, ossia dell’irrefragabilità del giudicato
28
. 
 
2.2 Segue: nel Medioevo e nell’età moderna  
 
La caduta dell’Impero romano d’Occidente travolse anche gli istituti giuridici che 
ne avevano caratterizzato la secolare esistenza, ivi compreso il giudicato così come si era 
andato strutturando in quell’esperienza giuridica. Sotto la dominazione barbarica, il pro-
cesso penale perse gran parte della sua giuridicità e si affermò quale esperienza mistica, 
sovrannaturale, in cui la dichiarazione dell’innocenza o della colpevolezza dell’accusato 
era rimessa alla volontà divina. Quest’ultima emergeva, nell’ambito dell’ordalia
29
, da 
prove fisiche cui il sospettato era sottoposto: se ne usciva indenne, questa era la prova 
della sua innocenza; se, invece, soccombeva, questo denotava la sua colpevolezza. 
Quest’epoca era caratterizzata da una totale assolutezza del giudicato, non essendo pos-
sibile mettere in discussione una decisione che si riteneva fosse stata presa direttamente 
da una divinità. L’intangibilità del giudicato, dunque, cessò di avere un fondamento giu-
ridico per assumerne uno mistico e religioso. 
Questa situazione di innegabile arretratezza, specie se comparata alle raffinate elabora-
zioni cui era giunto il diritto romano, iniziò ad essere accantonata nell’epoca carolingia. 
In tale contesto, l’intangibilità del giudicato penale dipendeva dalla circostanza che le 
 
28
 Per un’approfondita analisi dei rapporti tra introduzione dell’appello e momento formativo del giudicato, 
si veda CALAMANDREI P., La cassazione civile, I, Storia e legislazioni, Torino, Fratelli Bocca, 1920, p. 73, 
ove si legge: «mentre in origine, al momento in cui il giudice emetteva la sua pronuncia, due soli eventi 
potevano prodursi – o che la pronuncia, per qualche suo vizio, dovesse considerarsi come assolutamente 
non nata, o che, altrimenti, la pronuncia valida dovesse senz’altro formare l’irrevocabile accertamento del 
diritto – una terza possibilità fu aperta dall’appello: quella di una sentenza giuridicamente esistente, e pur 
non ancora capace di formare l’accertamento del diritto, perché soggetta al pericolo di perdere ogni sua 
efficacia di fronte a una nuova sentenza che venisse a sostituirla. Venne così a modificarsi sostanzialmente, 
in virtù dell’appello, la nozione originaria della forza del giudicato». 
29
 La cui struttura è ben descritta da PADOA SCHIOPPA A., Storia del diritto in Europa. Dal medioevo all’età 
contemporanea, cit., pp. 36 ss. Si veda anche ALIMENA B., Principi di procedura penale, I, Napoli, Luigi 
Pierro Tip. Editore, 1914, p. 17, ove viene operata una distinzione tra i delitti che offendevano soltanto il 
privato e quelli che offendevano la collettività: solo questi ultimi «erano soggetti ad una vera e propria 
procedura, e l’accusa aveva luogo d’ufficio. Base delle prove erano le ordalie ed il duello giudiziario».

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Anghileri
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Novella Galantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 418

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Parole chiave

giudicato penale
processo penale
misure di prevenzione
processo tributario
effetti extrapenali
giudizi risarcitori
unità della giurisdizione
autonomia delle giurisdizioni

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