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Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento

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Anteprima della tesi: Gli effetti extrapenali del giudicato: un compromesso tra autonomia delle giurisdizioni e unitarietà dell'ordinamento, Pagina 9
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parti avessero accettato la decisione: se non lo facevano, il giudicato non poteva formarsi. 
Questo, tuttavia, non significa che le parti potessero a loro piacimento sottrarsi all’autorità 
della pronuncia cui il giudizio aveva messo capo: per farlo, infatti, esse dovevano denun-
ciare di falsità la decisione, altrimenti venivano private della libertà personale affinché si 
esprimessero in ordine all’accettazione o meno del giudicato. La natura in un certo senso 
consensuale del giudicato denotava evidentemente «una condizione di debolezza dei po-
teri pubblici, che si modificherà soltanto con l’avvento dell’età comunale»
30
. 
La rinascita delle città, delle attività economiche e di quelle culturali che segnò il conti-
nente europeo a partire dall’XI secolo determinò la riscoperta del diritto romano, che ini-
ziò, con gli opportuni adattamenti, a regolare i rapporti dei consociati tra loro e con i 
pubblici poteri. Fu proprio a partire da questo momento che si assistette alla reviviscenza 
del giudicato penale e dei suoi connotati come definiti dall’esperienza giuridica romana. 
Il carattere intangibile del giudicato penale, sia di condanna sia di assoluzione, fu dunque 
ampiamente riconosciuto dal diritto medievale e si mantenne fermo anche all’inizio 
dell’età moderna. Già a partire dal Quattrocento, tuttavia, il principio in esame entrò in 
crisi per effetto di un’elaborazione dottrinale che prese le mosse dalla considerazione che 
in quell’epoca, accanto alle tradizionali sentenze di condanna e di assoluzione, fosse pre-
vista anche la c.d. absolutio pro nunc, ossia un’assoluzione instabile e momentanea mo-
tivata dalla riscontrata insufficienza di prove. La mancanza della presunzione di non col-
pevolezza, infatti, comportava che, se l’innocenza dell’imputato non era stata pienamente 
dimostrata
31
, il processo dovesse essere sospeso fino alla scoperta di nuove prove della 
colpevolezza dell’accusato. 
Si trattava, in altri termini, di un’assoluzione non definitiva, ma “allo stato degli atti”: dal 
momento che tale pronuncia non chiudeva il processo, essa era inidonea ad acquisire la 
stabilità propria del giudicato, in quanto il processo stesso poteva essere in qualunque 
momento ripreso qualora si fossero trovate nuove prove della colpevolezza dell’imputato. 
Queste particolari sentenze arrivarono progressivamente a sostituire la classica sentenza 
di assoluzione: ne conseguiva, evidentemente, che l’autorità del giudicato restasse attri-
buto esclusivo delle sentenze di condanna, mentre quelle di assoluzione non erano mai in 
grado di assumere il carattere dell’intangibilità, essendo sempre aperte a una possibilità 
 
30
 PADOA SCHIOPPA A., Storia del diritto in Europa. Dal medioevo all’età contemporanea, cit., p. 58. 
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 L’innocenza necessitava di essere provata proprio perché non era presunta.

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Anghileri
  Tipo: Laurea magistrale a ciclo unico
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Novella Galantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 418

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Parole chiave

giudicato penale
processo penale
misure di prevenzione
processo tributario
effetti extrapenali
giudizi risarcitori
unità della giurisdizione
autonomia delle giurisdizioni

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