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Grazia Deledda e la terza pagina del "Corriere della Sera'" (1909-1936)

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Anteprima della tesi: Grazia Deledda e la terza pagina del "Corriere della Sera'" (1909-1936), Pagina 7
scrivere come da una forza sotterranea, […] trascriveva casi e affetti della sua 
esperienza provinciale».
 16
  
La sua vita procedeva sempre uguale e monotona, in una solitudine «fatta di 
lavoro e di pace», avendo la netta percezione di sentire i giorni «cadere come 
le gocce di una clessidra», di pensare «alla vanità della vita e di tutte le cose», 
allo scandire dei giorni che si susseguivano invariati, dei silenzi che 
succedevano ai pensieri infiniti, ai sogni, agli sconforti.  
La scrittura coincide con il tempo del silenzio e della solitudine, come scrive 
la Deledda stessa, «nessun rumore umano giunge sino al mio tavolino […] 
attraverso la finestra salgono a me i profumi della valle solitaria».
17
  
Nata in un’isola dalle tradizioni ferree e dai molti tabù, intelligente e sensibile 
com’era, volse il suo sguardo intorno, cercando di comprendere se stessa e il 
mondo circostante. E, pur riconoscendosi nel suo ambiente natale, avvertì una 
pulsione interiore che la spinse ad infrangere determinate regole per trovare il 
pertugio attraverso il quale conquistare quella libertà di pensiero e d’azione 
che alle donne della Barbagia (della Sardegna) non era consentita.  
Veniva da una Sardegna diversa per cultura e lingua: su di lei, inizialmente, 
pesò il pesante pregiudizio nei confronti delle donne scrittrici.
18
  
Così si sfogava la Deledda in una lettera al critico e giornalista Stanis Manca: 
 
I primi bozzetti che scrissi erano sardi, puramente sardi i personaggi, i 
caratteri ritratti dal vivo, come più e meglio potei nella mia debole 
fantasia di sedici anni. Credevo di far onore e piacere ai miei compatrioti 
e mi aspettavo da loro chissà che; si figuri dunque il mio dolore, il primo 
dolore che provai allorché, comparsi alla luce quei racconti, per poco non 
venni lapidata dai miei conterranei. […] E questi eroi offesi, esasperati, 
non potendo sfidarmi a duello, mi coprivano di maldicenza, di ingiurie, 
di ridicolo, arrivando persino a dire che altri scriveva nell’ombra ed io 
non facevo che firmare, tanto che il mio povero io, piccola e fragile 
                                                 
16
 GRAZIA DELEDDA, Cosima, Grandi tascabili economici Newton, 2002, p. 984. Nel suo romanzo 
autobiografico Cosima, quasi Grazia,  pubblicato postumo nel 1937, a cura di Antonio Baldini, la Deledda ci 
racconta i primi passi della piccola Cosima (era il suo secondo nome) nel mondo delle lettere fino al 1899 
quando, dopo un viaggio a Cagliari, conobbe Palmiro Madesani, se ne innamorò, lo sposò e lo seguì a Roma.  
17
 Ibidem.  
18
 NERIA DE GIOVANNI, Grazia Deledda: il coraggio di credere nel proprio destino, in Grazia Deledda tra 
memoria e futuro, p. 32.  
9
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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Di Pilato
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Wanda De Nunzio Schilardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

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