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I bambini bilingui con disturbi del linguaggio. Una literature review delle principali strategie didattiche ed educative​

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manifesta i cosiddetti gesti comunicativi intenzionali deittici, che esprimono esclusivamente 
l’intenzione comunicativa, gestuale e/o vocale, del parlante. A partire dai dodici mesi circa, 
compare un secondo tipo di gesti, definiti gesti rappresentativi, tramite cui il bambino si riferisce 
ad un’azione che viene compiuta con o sull’oggetto rappresentato e che sembrano derivare da un 
riconoscimento della funzione caratteristica di un determinato oggetto.  
Fino ai sedici mesi circa, i suoni e i gesti vengono utilizzati dal bambino in maniera dinamica. 
Tra i sedici e i venti mesi, invece, quando il bambino comincia a pronunciare qualche parola e 
compaiono le prime combinazioni di due o più parole, importanti cambiamenti avvengono nel 
rapporto gesti/parole, tanto che a venti mesi circa il sistema gestuale subisce una 
riorganizzazione. La produzione di gesti diminuisce e i bambini smettono di aggiungere nuovi 
gesti al loro repertorio, in quanto i nuovi concetti da esprimere verranno d’ora in poi codificati 
nella loro forma vocale (Iverson, Capirci e Caselli, 1994). I gesti continuano comunque a venire 
utilizzati, sostenendo il bambino nel comunicare idee e concetti che egli non è ancora in grado di 
esprimere verbalmente o per rinforzarne e completarne il significato.  
Innanzi agli errori che naturalmente farà, è fondamentale correggere il bambino, in modo 
naturale e senza esplicite direttive, sulle parole ed il loro corretto uso creando una situazione che 
sostenga lo scambio comunicativo. Attraverso questo processo di co-costruzione del linguaggio, 
i bambini imparano a comunicare in modo sempre più raffinato e, verso la fine del secondo anno 
di vita, il bambino arriva ad associare a tutte le cose che conosce un nome ed il repertorio 
lessicale inizia ad arricchirsi sempre più rapidamente sia quantitativamente che qualitativamente 
(Caselli, Maragna e Volterra, 2007).  
Le prime parole del bambino non sono inizialmente dei veri e propri simboli che rappresentano 
oggetti e azioni, ma è stato individuato un graduale processo di decontestualizzazione: da un uso 
molto legato a situazioni specifiche, il bambino arriva pian piano ad un uso simbolico e 
rappresentativo delle prime parole (Caselli, Maragna e Volterra, 2007). In questo stadio dello 
sviluppo del linguaggio, detto periodo olofrastico, il bambino riesce, a livello comunicativo, ad 
esprimere un contenuto semantico che va oltre la parola singola. Solo con il progredire delle sue 
capacità cognitive e linguistiche egli riuscirà a produrre enunciati
1
 di più parole verbalizzando 
altre parti del contenuto semantico che vuole esprimere. Le prime combinazioni di due elementi 
sono inizialmente costituite dalla giustapposizione di due nomi o da un predicato con soggetto 
e/o complemento; successivamente gli enunciati possono complicarsi dal punto di vista sintattico 
                                                
1
 Sequenza di parole che forma un segmento reale di discorso, prodotto in una determinata situazione di comunicazione e 
sufficiente a dare l’informazione richiesta; può essere molto lungo o costituito anche di una sola parola e talora sintatticamente 
incompleto (www.treccani.it).

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Urciuoli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Pedagogia
  Corso: Scienze pedagogiche (LM-85)
  Relatore: Serenella Besio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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Parole chiave

linguaggio
bilinguismo
strategie
disturbi del linguaggio
pratiche educative
educazione bilingue

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