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I bambini bilingui con disturbi del linguaggio. Una literature review delle principali strategie didattiche ed educative​

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Anteprima della tesi: I bambini bilingui con disturbi del linguaggio. Una literature review delle principali strategie didattiche ed educative​, Pagina 8
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riflessioni sulle lesioni cerebrali e la perdita di memoria (Fabbro e Cargnelutti, 2018). 
Nel V secolo a.C., poi, il greco Ippocrate descrisse alcuni casi di perdita temporanea della 
capacità di parlare in seguito a crisi convulsive che comportavano, come lui poté osservare, una 
paralisi della parte destra del corpo quando gli spasmi erano causati da lesioni all’emisfero 
cerebrale sinistro (Fabbro e Cargnelutti, 2018). 
Nella Francia della prima metà dell’Ottocento un medico di origine tedesca, Franz Joseph Gall, 
ipotizzò che la mente fosse formata da tante facoltà indipendenti e che ogni facoltà cognitiva 
fosse localizzata in un’area specifica della corteccia cerebrale: egli, inoltre, situò le facoltà del 
linguaggio articolato nella regione orbitale del lobo frontale di entrambi gli emisferi cerebrali. 
A partire da queste e altre osservazioni, negli ultimi cento anni è fiorita una serie notevole di 
ricerche che hanno arricchito le attuali conoscenze sulle modalità attraverso cui i bambini 
sviluppano quella peculiarità umana che è il linguaggio.  
D’Amico e Devescovi (2013) hanno suddiviso questi studi in due filoni principali di pensiero: da 
una parte, i sostenitori dell’ipotesi che lo sviluppo del linguaggio abbia un’origine innata; 
dall’altra, chi sottolineava il ruolo dell’interazione con l’uomo e l’importanza della società. La 
presenza di una componente appresa non esclude però che ci possa essere anche una componente 
innata e geneticamente predisposta, e viceversa. Oggi, difatti, esiste un relativo accordo tra le 
diverse correnti teoriche sul fatto che vi sia un’interazione tra innato e appreso nell’acquisizione 
del linguaggio.  
 
1.3.1. L’approccio innatista 
Il linguista statunitense Noam Chomsky ha influenzato la linguistica moderna in maniera 
massiccia quando, nel 1957, ha introdotto la teoria della grammatica generativo-
trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del 
Novecento. Partendo da questa teoria, per cui l’uomo ha una conoscenza innata dei principi 
universali che regolano la creazione del linguaggio, nel 1965 egli porta avanti l’ipotesi di un 
dispositivo innato e biologicamente determinato, il Language Acquisition Device (LAD), che 
permetterebbe al bambino di ricavare la struttura sintattica e le regole della sua lingua nativa 
rapidamente. Esso è guidato da una Universal Grammar (UG), contenente gli aspetti strutturali e 
i principi comuni a tutte le lingue. 
Secondo Chomsky il linguaggio umano è una facoltà specie-specifica, unica rispetto a tutti gli 
altri sistemi comunicativi animali. Una caratteristica tipica del linguaggio umano è la creatività, 
ossia la possibilità di costruire un’infinità di messaggi partendo da un numero finito di elementi. 
Ciò avviene perché la combinatorialità linguistica si esprime su due piani: combinando singoli

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Urciuoli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Pedagogia
  Corso: Scienze pedagogiche (LM-85)
  Relatore: Serenella Besio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

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Parole chiave

linguaggio
bilinguismo
strategie
disturbi del linguaggio
pratiche educative
educazione bilingue

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