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I centri di detenzione amministrativa per migranti: il controllo sociale dell'immigrazione

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introdotti i passaporti interni, da esibire ai funzionari collocati in alcuni punti nodali per 
la mobilità nella Repubblica: il tutto giustificato per garantire la sicurezza e l'assistenza 
dei viaggiatori “per bene”
32
. Una volta che lo Stato nazionale ebbe definito la sua 
sovranità sul proprio territorio, le migrazioni interne dei cittadini si fecero sempre meno 
controllate, ma le migrazioni esterne, che coinvolgevano gli stranieri, vennero 
sottoposte ad una maggiore sorveglianza: tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, 
attraverso il sistema burocratico ed amministrativo, si cercò di limitare l'entità e la 
durata delle migrazioni, anche nei confronti di chi cercava rifugio dalle persecuzioni 
politiche
33
. Nel momento in cui i controlli sui cittadini si fecero meno diretti, le pratiche 
di controllo dell'identità iniziarono a seguire l'intero percorso degli stranieri, anche 
dopo il loro ingesso sul territorio nazionale: non era più così importante schedare i 
nomi dei buoni cittadini, ma era fondamentale catalogare quelli di criminali e 
stranieri
34
. 
Se i nuovi e più stabili equilibri internazionali conseguenti il congresso di Vienna del 
1815 portarono ad un generale rilassamento dei controlli della mobilità, già con la fine 
del secolo gli stati europei promulgarono leggi proibizionistiche che resero gli 
spostamenti transnazionali molto complessi: “nel corso degli anni ottanta, l'invenzione 
dell'immigrazione legale creò al contempo l'immigrazione illegale. La caccia al 
'clandestino' era ormai aperta”
35
.
In questo periodo sono introdotti documenti elaborati appositamente per definire 
formalmente, non solo in negativo (cioè come non-cittadini) anche lo status degli 
stranieri presenti nel territorio, in modo da darne contabilità allo Stato: è questo il 
periodo della nascita in Occidente del permesso di soggiorno, il cui possesso diventerà 
necessario per potersi recare in uno Stato diverso dal proprio; gli stranieri diventano 
ovunque passibili di controlli polizieschi e costretti a dimostrare la loro posizione di 
regolarità nel territorio, perché, alla distinzione tra cittadini e stranieri, si era aggiunta 
quella tra cittadini stranieri regolari e irregolari, che ancora oggi è così importante e 
gravida di conseguenze
36
.
32 Ibidem 
33 S. SASSEN, Migranti, coloni, rifugiati. Dall'emigrazione di massa alla fortezza Europa, Feltrinelli, 
Milano 1999, pag 15
34 SCIURBA, pag 36
35 G. NOIRIEL, Etat, nation et immigration. Vers une historie du pouvoir, Belin, Parigi 2001, pag 504
36 SCIURBA, pag 37
13

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Attina
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Dario Melossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 254

FAQ

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Parole chiave

immigrazione
straniero
migranti
centri di permanenza temporanea
cpt
cie
irregolare
centri di identificazione espulsione

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