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I distretti industriali: un caso di successo dell'economia italiana

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avesse un numero elevato di imprese in rapporto alla dimensione del mercato locale, le 
forze competitive spingerebbero alcune imprese ad uscire riducendo tali differenze. In 
autarchia quindi la localizzazione è principalmente determinata dalla concorrenza sul 
mercato dei beni manufatti, che opera come principale forza di dispersione. 
L’integrazione economica (cioè la riduzione dei costi di trasporto) accresce la quota di 
vendite che ciascuna impresa può realizzare nell’altra regione, riducendo l’effetto 
competizione. In presenza di rendimenti crescenti le imprese che producono nella regione 
centrale ottengono, infatti, profitti più elevati. Un numero maggiore di imprese entrerà 
quindi in risposta alle possibilità di profitto e ciò farà si che la dimensione dell’industria 
(ovvero il numero di imprese industriali) nella regione centrale cresca in misura più che 
proporzionale rispetto alla sua dotazione fattoriale. 
All’aumentare della dimensione dell’industria nella regione centrale, però, anche la 
domanda locale di fattori aumenta e l’aumento del prezzo dei fattori (ad esempio il costo 
del lavoro) spinge alcune imprese fuori dalla regione centrale. Pertanto la maggiore 
integrazione porta a ridurre la sua quota di mercato. Quando le due regioni adottano un 
regime di libero scambio (cioè quando i costi di trasporto sono molto bassi), la 
localizzazione è principalmente determinata dalla concorrenza nel mercato dei fattori 
(forza di dispersione), fino a che i prezzi dei fattori non si equalizzano e la quota di 
ciascuna regione sull’industria torna a livello iniziale. 
In definitiva, il modello di Krugman e Venables (1990) spiega le differenze nelle strutture 
produttive attraverso le differenze nelle caratteristiche regionali (dimensione del mercato), 
ma non aiuta a comprendere come emergano queste differenze. In altri termini, i modelli 
del commercio internazionale non sono in grado di spiegare perché anche piccoli shock 
temporanei nella dimensione del mercato possano generare ampi effetti permanenti sulla 
localizzazione industriale. Il principale compito della NEG è quello di spiegare proprio 
quest’ultimo fenomeno. A differenza dei modelli di commercio internazionale che 
incorporano l’idea dell’effetto dimensione del mercato all’interno di un contesto analitico 
caratterizzato dalla presenza di due regioni già inizialmente distinte in Centro e Periferia, i 
modelli della NEG dimostrano che, sotto determinate ipotesi, anche due regioni 
inizialmente omogenee possono differenziarsi endogeneamente in un Centro e una 
Periferia.

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I distretti industriali: un caso di successo dell'economia italiana

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Informazioni tesi

  Autore: Gennaro Giordano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Marcello D'amato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

FAQ

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