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I distretti industriali: un caso di successo dell'economia italiana

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Anteprima della tesi: I distretti industriali: un caso di successo dell'economia italiana, Pagina 7
9crescenti, con costi di trasporto e quasi nessuna differenza nelle caratteristiche delle 
regioni, le imprese operanti in aree molto affollate, devono affrontare un forte concorrenza 
sia sul mercato dei beni sia in quello dei fattori. In una situazione come questa, esse hanno 
una minore profittabilità delle imprese situate in aree con pochi concorrenti e quindi 
l’incentivo a spostarsi è forte. Il risultato finale è una distribuzione omogenea delle imprese 
su tutto il territorio. 
 Esistono però molti altri casi in cui le risorse naturali e le caratteristiche esogene 
territoriali non giocano un ruolo critico. In questi casi i fenomeni di agglomerazione 
possono essere considerati l’effetto dell’operare di forze endogene, generate dalle azioni 
di imprese, lavoratori e policy maker. Si parla in tal caso di “vantaggi competitivi della 
natura secondaria” (‘Second Nature’); ci sono infatti molti casi in cui regioni senza palesi 
vantaggi naturali diventano centri economici, anche a scapito di regioni ad esse 
inizialmente equivalenti. 
Il compito principale degli economisti che si occupano dei fenomeni di concentrazione 
spaziale è individuare queste forze endogene, tenendo però anche conto dei possibili effetti 
dei fattori di natura esogena. Non è un caso, infatti, che i modelli, trattati nel terzo 
paragrafo,tentano di spiegare l’agglomerazione assumendo che le regioni abbiano 
inizialmente caratteristiche identiche (in termini di dotazioni fattoriali ed altri vantaggi 
competitivi di natura primaria) e che l’attività economica sia inizialmente distribuita in 
misura omogenea. Date tali ipotesi, questi modelli tentano di individuare le forze 
economiche che determinano un ‘mutamento ampio e permanente ’ nella distribuzione 
spaziale delle attività produttive. Il grado di concentrazione dell’attività economica è il 
risultato dell’interazione tra due forze opposte: le forze centrifughe e le forze centripete.
Le prime contribuiscono a generare la dispersione geografica dell’attività economica. L’ 
effetto competizione è la più importante tra queste forze ( parag. 2.2). 
Le forze centripete, dette anche economie di agglomerazione, contribuiscono a spiegare la 
tendenza alla concentrazione spaziale dell’attività economica. Si tratta di vari tipi di 
vantaggi economici che le imprese ottengono da una localizzazione concentrata, prossima 
ad altre attività: economie di scala e varie forme di economie esterne all’ impresa. 
L’esistenza di rendimenti di scala crescenti ci da, come si è detto, la  possibilità di capire 
perché regioni senza particolari vantaggi competitivi possono svilupparsi in modo diverso.
Il processo di concentrazione può essere così delineato. I rendimenti di scala crescenti 
tendono a favorire la concentrazione della produzione di ogni bene. Quando si considerano 
i costi di trasporto, le imprese tendono a concentrarsi nelle aree più vicine ai mercati e ai 
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Informazioni tesi

  Autore: Gennaro Giordano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Marcello D'amato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

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