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I microfondamenti organizzativi nella valutazione degli intangibles

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Anteprima della tesi: I microfondamenti organizzativi nella valutazione degli intangibles, Pagina 5
92. LA RILEVANZA ECONOMICA DEGLI ASSET INTANGIBILI
2.1 UN PO’DI STORIA
L’interesse relativo alla sfera del capitale intellettuale e quindi agli intangibile assets è 
cresciuto negli ultimi anni, sicuramente a causa della rivoluzione portata dall’era 
dell’informazione, che ha sconvolto e rivoltato l’economia e la vita a cui eravamo 
abituati. Nel giro di un decennio i cambiamenti sono stati repentini e di un’intensità mai 
conosciuta prima.  
A questo punto pare interessante spendere delle parole per cercare di tracciare una 
cronologia che ripercorra i passi più importanti compiuti nello studio di questa tematica. 
Come rilevato da Hudson (1993), fu Galbraith il primo ad utilizzare il termine 
“intellectual capital” e questo accadde già all’inizio degli anni settanta (Bontis 2001). 
La scintilla che fece accendere l’attenzione sulla gestione degli asset intangibili fu data 
però da Stewart (1991), giornalista della rivista Fortune, che pubblicò un articolo dal 
titolo “Brainpower: how intellectual capital is becoming America’s most valuable 
asset”. Lo stesso Stewart poi, nel 1997, pubblicò uno dei primi libri che parlavano di 
gestione e misurazione del capitale intellettuale, inoltre nel medesimo anno usciva il 
testo di Edvinsson e Malone (1997), anch’esso dedicato alla gestione del capitale 
intangibile, basato sulle esperienze della società di assicurazioni svedese Skandia, dove 
già nel 1994 era stato realizzato il primo report relativo al capitale intellettuale dal titolo 
“Visualizing Intellectual Capital”. Due studi, già sul finire degli anni novanta, uno 
effettuato da una delle maggiori società di consulenza dell’epoca (Arthur Andersen 
1998) e l’altro da Waterhouse e Svendsen (1998), misero in evidenza come le aziende 
erano interessate alla misurazione ed alla rappresentazione degli asset intangibili e come 
esse ritenessero che i sistemi di misurazione tradizionali fossero obsoleti. Anche Sveiby 
(1998), un consulente aziendale divenuto poi docente universitario, dalla metà degli 
anni novanta iniziò a pubblicare una serie di articoli e testi inerenti la misurazione del 
capitale intellettuale. Verso la fine degli anni novanta e nei primi anni del ventiduesimo 

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Verza
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Marco Zamarian
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

FAQ

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