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I nuovi approcci alla misurazione del benessere e il peso delle differenze sociali

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nutrirsi, coprirsi, lavorare, disporre di un’abitazione, possedere specifici beni di 
consumo, ecc. Anche se gli aspetti legati alla salute e alle relazioni sociali non 
sono trascurati, il benessere è inteso soprattutto in senso materiale, in termini di 
maggiori risorse economiche e occupazionali. Infatti, sul fronte della ricerca, dalle 
partecipazioni già avviate in Italia e in alcuni paesi europei, emerge il peso 
significativo che i cittadini attribuiscono ai criteri immateriali e relazionali (intesi 
in senso ampio: relazioni con le istituzioni, relazioni personali, equità, solidarietà, 
reciprocità, impegno civico, ecc.) (cfr. Istat, 2011). Secondo una vasta letteratura, 
più la soddisfazione materiale è acquisita e il quadro democratico affermato, più i 
criteri immateriali o relazionali acquistano importanza. All’opposto, dove la 
povertà è estesa, i criteri materiali prendono il sopravvento, senza tutta via 
trascurare gli aspetti relazionali (Farrell e Thirion, 2011). A chi cerca di 
interpretare questa dicotomia viene spesso la tentazione di localizzare 
geograficamente e temporalmente il manifestarsi di specifici bisogni. In realtà la 
divisione tra società economicamente più avanzate, caratterizzate dall’esclusiva 
preminenza di bisogni post-materialisti – cioè riguardanti l’espressione, l’identità, 
i modelli di relazione e comunicazione tra gli individui – e società del terzo 
mondo, in cui prevalgono ancora i bisogni primari (cibo, vestiario, abitazione), 
non è certo convincente. Basti pensare al configurarsi proprio nelle civiltà più 
industrializzate di nuovi e diffusi fenomeni di autentica povertà, proprio in senso 
materiale. Numerosi studi ci dimostrano come in seguito all’affermarsi della 
cosiddetta “società del benessere” che ha implicato la progressiva soddisfazione 
dei bisogni cosiddetti primari, si è assistito alla nascita del concetto di “nuove 
povertà”, ove l’aggettivo “nuovo” talvolta sottolinea che si tratta di fenomeni nati 
dallo sviluppo e dalla crescita, talvolta è riferito all’insoddisfazione di bisogni 
cosiddetti post-materialistici, talvolta infine è riferito alle nuove categorie di 
soggetti colpiti dalla povertà (Negri, 1993). Ciò è ascrivibile in parte all’insorgere 
di un segmento di popolazione che pur lavorando percepisce un reddito inferiore 
alla soglia di povertà, i cosiddetti working poor (Carrieri, 2012).  
Come suggerito da diversi autori, in seguito ai cambiamenti avvenuti dalla 
seconda metà degli anni Settanta, nelle società occidentali abbiamo l’emergere di 
nuove situazioni di rischio, dalle quali possono emergere nuove figure di poveri
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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Novissimo
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Enrico Rebeggiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 136

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