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I Principi di legittimazione dell'espropriazione delle terre dei nativi americani negli Stati Uniti d'America dell'Ottocento.

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Anteprima della tesi: I Principi di legittimazione dell'espropriazione delle terre dei nativi americani negli Stati Uniti d'America dell'Ottocento., Pagina 8
7 
 
messaggio evangelico è chiaramente e apertamente contrario non solo alla guerra 
ma a qualsiasi violenza”
18
. Si prefigura il concetto di guerra giusta.
19
  
Culmine della discussione riguardante i parametri coretti entro i quali 
collocare il fenomeno colonizzatore della Conquista è il dibattito tra Juan Ginés de 
Sepúlveda, apologeta della Conquista
20
, e Bartolomé de Las Casas, difensore delle 
ragioni degli indigeni
21
. Gli scritti di Las Casas sono rivolti ai conquistadores, i 
quali, con la scusa dell’evangelizzazione, perpetuano violenze sui popoli indigeni. 
Las Casas è contro tale violenza, ma allo stesso tempo definisce la sua religione 
come l’unica e vera. Ma non è già questa una violenza? Di fronte a questo 
paradosso, il vescovo cattolico fa un passo ulteriore, sostenendo la colonizzazione 
pacifica. Un ossimoro. Invece dei soldati, si dovrebbe operare tramite i religiosi 
 
18
 Giuseppe Tosi, La teoria della guerra giusta in Francisco de Vitoria e il dibattito sulla Conquista. 
https://www.juragentium.org/topics/wlgo/it/tosi.htm. 
19
 Francisco De Vitoria fu colui che pose le basi giuridiche per giustificare i metodi di conquista del 
regno spagnolo. Alla base della sua teorizzazione giuridica si pone lo jus gentium, derivato dal diritto 
naturale, del quale sono titolari non gli individui ma le popolazioni. Vitoria definisci alcuni diritti 
“divini” proveniente dallo jus gentium. Uno dei primi è lo "jus praedicandi et annuntiandi 
Evangelium": il diritto, e il dovere, di ogni popolo cristiano di diffondere il Verbo del Vangelo. Di 
seguito riporta il diritto divino del “defensio innocentium”: il riconoscimento del diritto-dovere di 
difendere gli individui vittime di violenze scaturite dalla “moralità ripugnante” degli indiani.  
L’ultimo e il più importante è il diritto, che conclude l’intera costruzione giuridica di legittimazione 
alla guerra giusta, ovvero “il diritto degli spagnoli, ove gli indios non si persuadessero di queste loro 
buone ragioni, di difendere i loro diritti e la loro sicurezza anche con le misure estreme della violenza 
e della guerra”. Luigi Ferrajoli, L’America, la conquista, il diritto, cit., p.28. 
20
 Juan Ginés de Sepùlveda scrisse un’opera intitolata Democrates secundus sive de justis causis 
belli apud Indios, la quale fu “la requisitoria più violenta e radicale che fosse mai stata scritta a 
favore dell’inferiorità degli indiani d’America” Anthony Pagden., La caduta dell’uomo naturale, 
cit., p. 141. Ciò che Sepùlveda mirava a dimostrare con la sua opera era che “gli indiani non vivevano 
in una società e quindi non potevano beneficiare di alcun diritto”, poiché per lo scrittore spagnolo la 
titolarità di diritti derivava dall’appartenenza ad una società, la quale era caratterizzata dal diritto di 
proprietà: “la terra, e diritti sui relativi prodotti, erano stati concessi agli uomini in uso e non in abuso 
e che gli indiani, incapaci di coltivare la terra, chiaramente abusavano dei doni di Dio”. Con questa 
opera, Sepùlveda intende difendere “la conquista istituzionale come una necessità e un dovere, 
perché la Spagna aveva un dovere morale a dirigere, con la forza se necessario, delle popolazioni 
locali ritenute immature”. Anthony Pagden, La caduta dell’uomo naturale, cit. 
21
 Bartolomé de Las Casas, durante la Controversia arriverà a mettere in discussione l’assolutezza 
del principio del defensio innocentium cristiano, affiancandolo ad una prudente valutazione degli 
effetti prodotti dall’uso delle armi: “è regola della retta ragione, e quindi del diritto naturale che ogni 
qual volta ci si trovi di fronte a due scelte che sono entrambe dei mali, si debba optare per il male 
minore”. Per Las Casas il cannibalismo e il sacrificio umano non sono da considerarsi “barbarie 
assolute”, i quali invece erano la legittimazione dell’uso delle armi per Sepùlveda. Las Casas va 
oltre: riconosce agli indiani d’America il diritto a difendersi contro chiunque voglia conquistarli. Il 
dovere di difendere gli innocenti, per il vescovo, sarà sempre subordinato al comandamento negativo 
del “non uccidere l’innocente e il giusto, che deve essere osservato in ogni circostanza e non può 
essere violato in nessun luogo e in nessuna maniera”. Luca Scuccimarra, Proteggere l’umanità. 
Sovranità e diritti umani nell’epoca globale, il Mulino, Bologna, 2016, p. 182.

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I Principi di legittimazione dell'espropriazione delle terre dei nativi americani negli Stati Uniti d'America dell'Ottocento.

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Informazioni tesi

  Autore: Cecilia Roselli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Giovanni Ruocco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

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