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I problemi dei criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale

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Anteprima della tesi: I problemi dei criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale, Pagina 6
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canoni di stretta legalità ed imparzialità valutativa che delimitano la legittimità 
dell’operato giudiziario di ogni magistrato, sia questi requirente o giudicante
5
.  
Differente, invece, potrebbe essere il rilievo attribuibile al criterio dell’uniformità 
nell’esercizio dell’azione penale, in quanto da più parti
6
 è stato sollevato il dubbio 
che questo possa essere interpretato non solo nel senso più ovvio e condivisibile , 
di ribadire il radicale divieto di disparità di trattamento in presenza di omogenee 
situazioni di fatto e di diritto, quanto invece quale limite e preclusione di ogni 
modulazione organizzativa delle risorse dell’ufficio finalizzata ad intensificare 
l’azione investigativa e giudiziaria in ragione della maggior gravità o maggior 
incidenza di alcune tipologie di condotta criminosa r i s p e t t o a d a l t r e , i n u n 
determinato ambito temporale e territoriale.  
Si teme che il criterio dell’uniformità dell’azione p o s s a d e l e g i t t i m a r e q u e l l e 
iniziative virtuose che, nell’impossibilità oggettiva di trattare tutti i procedimenti 
con eguali risorse, individuano criteri di priorità nella trattazione degli affari, 
differenziando e graduando l’attività di contrasto nella fase delle indagini e 
nell’assunzione delle iniziative inerenti l’esercizio dell’azione penale,  in ragione 
di diversi e articolati parametri, volte a contrastare con maggior efficacia alcune 
condotte criminali particolarmente gravi.  
In realtà queste preoccupazioni sono state fugate da due recenti delibere del 
Consiglio Superiore della Magistratura, adottate in e p o c a i m m e d i a t a m e n t e 
successiva al d.lgs. 106/2006, che ribadiscono la legittimità dei criteri di priorità 
adottati dai dirigenti degli uffici.  
Con la prima delibera, del 9 novembre 2006
7
, il Consiglio Superiore, afferma che i 
dirigenti degli uffici possono e devono adottare iniziative e provvedimenti idonei a 
razionalizzare la trattazione degli affari e l’impiego delle risorse disponibili, 
attraverso scelte organizzative adottate nel rispetto del principio di obbligatorietà 
dell’azione penale e di soggezione di ogni magistrato esclusivamente alla legge, 
                                                           
5
 G. MELILLO, L’organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero, in AA.VV., Il Nuovo 
Ordinamento Giudiziario, a cura di D. CARCANO, Milano, Giuffrè, 2006, p.239.  
6
 In tal senso: G. MELILLO, op. cit., p.239 ss.; G. SANTALUCIA, Il pubblico ministero, in  
Questione giustizia, 2006, n.1, p.108.  
7
 CSM, risoluzione del 9 novembre 2006, relativa a nt. del 12 settembre 2006, del Ministro della 
giustizia riguardante la possibilità di differenziare, rispetto agli altri, la tempistica dei processi penali 
destinati ad esaurirsi senza la concreta inflizione di una pena ricorrendo il beneficio dell’indulto.
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Informazioni tesi

  Autore: Gabriella Venezia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Angela Procaccino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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Parole chiave

azione penale
criteri di priorità

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