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IA. Una critica fenomenologica al concetto di intelligenza artificiale

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Anteprima della tesi: IA. Una critica fenomenologica al concetto di intelligenza artificiale, Pagina 10
all’antica Grecia. Il prototipo della mano a pinza del robot fu l’artiglio meccanico delle
balestre dell’Antichità, che sostituivano le dita del balestriere, impegnando una robusta fune
così che essa potesse essere tirata all’indietro per essere liberata poi con un grilletto. Questa
balestre erano armi molto evolute e micidiali. Quando il generale spartano Archidamo ne vide
una in funzione, esclamò: “Per Ercole, il valore umano marziale non serve più!”».
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La nota veramente importante nel passo citato consiste nell’evoluzione che Heppenheimer
attribuisce a quella che lui chiama “antropologia della robotica”, ma che qui è stata caratterizzata in
senso storico come una fase, la fase “meravigliosa” della storia della robotica. Questa fase infatti,
nonostante sia una preistoria, non va per nulla considerata come meno importante rispetto alle altre,
o come “solo preparatoria” in un senso denigratorio: pur espandendosi nel passato, in verità la fase
meravigliosa è uno sfondo costante, non qualcosa che possa essere superato “storicamente” dal
passaggio ad una fase successiva. La sua qualità principale è proprio quella di racchiudere in sé, in
germe, tutti quelli che saranno poi i passi fondamentali della robotica del futuro, nonché i suoi tratti
principali. La meraviglia, l’abilità meccanica e ingegneristica, la volontà di sfidare e superare i
limiti, l’attesa di qualcosa di più e molto altro sono tutti elementi già compresi in quest’età, alla
quale – più o meno consapevolmente – gli esperti del futuro si rifaranno per portare avanti le loro
creazioni. 
Così, lungi dall’essere un semplice passato, l’età meravigliosa è più un’anticipazione che altro, il
che viene confermato nell’ultimo momento di questa fase, quello illuministico e razionalista, nel
quale la figura del geniale architetto-ingegnere viene alla luce nella maniera in cui la conosciamo
oggi. Il “genio” di origine romantica viene anticipato dal genio illuministico, l’autore a cui la
sapienza divina non serve più; tutto ciò di cui egli necessita, ora, è l’appropriata conoscenza delle
leggi scientifiche (meccaniche) necessarie a mettere in piedi un costrutto dalle apparenze umane o
animali, il cui compito è spesso, o addirittura sempre, quello di divertire e stupire gli aristocratici
dalla corte del re di qualche stato. Heppenheimer riporta un interessante esempio:
«Molti fra i primi automi furono opera di artigiani di corte, desiderosi di fornire ai loro
monarchi giocattoli o divertimenti insoliti. Attorno al 1540 il cremonese Giannello della Torre
costruì un automa in forma di una giovane donna che suonava il liuto, per alleviare la noia
dell’imperatore Carlo V. La donna poteva camminare in linea retta o in cerchio, mentre
pizzicava le corde e voltava la testa da un lato e dall’altro. All’inizio del Seicento due
ingegneri francesi, Isaac e Salomon de Caus, costruirono varie fontane ornamentali con figure
20 Ivi, p. 30.
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Informazioni tesi

  Autore: Valfredo De Matteis
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Davide Poggi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

FAQ

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