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IA. Una critica fenomenologica al concetto di intelligenza artificiale

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Anteprima della tesi: IA. Una critica fenomenologica al concetto di intelligenza artificiale, Pagina 6
rispetto alle epoche successive. Gli autori fondamentali, iniziatori di ciascuno di questi mutamenti
fondamentali nella concezione di che cosa sia un automa, sono Charles Babbage, per la fase della
macchina, Allen Newell ed Herbert Simon, per la fase della robotica (nonché Claude Shannon),
Turing, infine, per la fase dell’androide. È Turing a lanciare potentemente la storia dell’intelligenza
artificiale verso il proprio futuro, con la domanda che egli pone e che passerà alla storia come “Test
di Turing”: «Can machines think?».
17
 
Le diverse fasi della storia della robotica non vanno pensate tanto come un susseguirsi cronologico
preciso, scandito da momenti certi e deterministicamente stabiliti - anche se, di fatto, hanno tra loro
un certo principio di successione, per il quale dall’una si passa a quella successiva; più che altro,
vanno pensati come dei lembi di una stessa pianta che talvolta si evolvono in maniera lineare l’uno
dietro l’altro, altre volte confliggono o divergono, sviluppandosi in direzioni differenti, producendo
risultati inaspettati rispetto ai propri precedenti insiti nelle epoche anteriori. 
Per ovvi motivi di brevità non si darà un resoconto esaustivo di tutti gli sviluppi della robotica negli
ultimi secoli, ma soltanto di quei momenti esemplari che ci permetteranno di cogliere l’essenza di
un’epoca attraverso i suoi momenti fondamentali. 
1. La fase “meravigliosa” 
«Ora, Talo era anche il nome del servo di bronzo, dalla testa di toro, che Zeus aveva donato a
Minosse come custode di Creta. Taluni dicono che egli fosse l’unico superstite di una stirpe di
uomini di bronzo nata dai frassini; altri, che egli fu forgiato da Efesto in Sardegna; aveva
un’unica vena che gli correva dal collo ai talloni dove era tappata da un chiodo di bronzo. Era
suo compito correre tre volte al giorno tutt’attorno all’isola e gettare massi contro le navi
straniere, e anche recarsi tre volte all’anno, con maggior calma, nei villaggi di Creta,
mostrando le leggi di Minosse incise su tavole di bronzo. Quando i Sardi tentarono di
invadere l’isola, Talo fece arroventare il suo corpo sul fuoco e poi distrusse i nemici in un
abbraccio infuocato, ridendo malvagiamente; ecco come nacque l’espressione “risata
sardonica”. Infine Medea uccise Talo strappandogli il chiodo dal tallone e facendo defluire il
sangue dalla sua unica vena; ma altri dicono che Peante l’Argonauta lo colpì alla caviglia con
una freccia avvelenata».
18
17 Alan Turing, Computing Machinery and Intelligence, «Mind», 49 (1950), p. 1.
18 Robert Graves, I miti greci, tr. it. di Elisa Morpurgo, Milano, Longanesi, 1963, p. 285. Cfr. anche Monica Pugliara,
Il mirabile e l’artificio, creature animate e semoventi nel mito e nella tecnica degli antichi, Roma, L’«Erma» di
Bretschneider, 2003, pp. 86-88. 
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Informazioni tesi

  Autore: Valfredo De Matteis
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Davide Poggi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

FAQ

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