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Identificazione e Difesa contro l'Attacco Eclipse al Protocollo Chord

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Anteprima della tesi: Identificazione e Difesa contro l'Attacco Eclipse al Protocollo Chord, Pagina 3
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vulnerabili a diversi tipi di attacchi. Essi possono essere suddivisi in tre categorie [1]:  
 
1) Attacco Sybil: una singola entità (l’attaccante) incrementa la propria presenza nel sistema 
creando nuove identità che poi impiega per operare nella rete. 
2) Attacco Eclipse: l’attaccante inquina le informazioni di routing dei nodi onesti in modo che 
questi inoltrino più messaggi possibili ai nodi controllati dall’attaccante anziché ai nodi 
corretti. 
3) Attacchi di routing e storage: con questa categoria si comprendono vari attacchi a livello 
applicativo, i quali sono facilitati dai precedenti due attacchi. 
 
E’ evidente che l’attacco Sybil è un punto di partenza avvantaggiato per sferrare gli attacchi 
di tipo 2 e 3.  
Approfondiamo ora l’aggettivo “strutturato” delle reti overlay peer to peer strutturate. Il 
metodo più comune per realizzare una rete overlay distribuita e strutturata è la Distributed 
Hash Table (DHT). Una DHT è una hash table quindi possiamo idealizzarla come una tabella 
in cui ogni entry è composta da una chiave (è l’hash) e da un valore. La chiave di una entry 
di una hash table è l’hash del valore di quella entry. Lo scopo della chiave è quello di 
identificare univocamente il valore associato, in uno spazio matematico che sia indipendente 
dalla natura dei valori. In questo modo due valori non trattabili come numeri (ad es. due nomi 
di file) sono proiettati nell’unico spazio delle immagini della funzione hash usata per calcolare 
le relative chiavi. I valori di una hash table possono essere un qualunque tipo di dato: 
contenuti testuali e multimediali, indirizzi IP, username, ecc. Se poi tale stuttura dati è 
distribuita, significa che è divisa in parti - secondo qualche criterio - e ogni parte è 
memorizzata in un nodo diverso (host) dell’overlay. Il mapping tra un valore e il nodo che lo 
memorizza (nodo responsabile) è univocamente determinato dalla chiave di tale valore. A 
seconda di come è definita la DHT vi sono poi regole protocol-specific che definiscono il 
mapping chiave-nodo. Vediamo ora che funzionalità offre all’applicazione una DHT. In una 
DHT vi sono due primitive fondamentali: “put” e “get”. Con la prima l’applicazione di un nodo 
inserisce un nuovo valore nella DHT e il nodo che memorizza tale valore è il nodo 
responsabile della chiave di tale valore. Con la seconda, l’applicazione di un nodo, data una 
chiave, recupera il valore associato. Una variante di quest’ultima funzione è la funzione 
“route” che semplicemente permette ad un messaggio di giungere al nodo responsabile della 
chiave di destinazione del messaggio. In ogni caso, tutte e tre le operazioni menzionate 
implicano la propagazione di messaggi. Una DHT pertanto, offrendo le due primitive 
succitate, può essere il driver ideale per un vasto spettro di applicazioni distribuite. Tali 
funzionalità però sarebbero poco utili per gestire applicazioni di larga scala se una DHT non

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Panzeri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Politecnico di Milano
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria delle telecomunicazioni
  Relatore: Giacomo Verticale
Coautore: Constantin T. Yagne
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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Parole chiave

dht
attacco eclipse
protocollo chord
overlay networks

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