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Il coma conseguente a trauma cranico. Cause, effetti ed esperienze connesse

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Anteprima della tesi: Il coma conseguente a trauma cranico. Cause, effetti ed esperienze connesse, Pagina 4
profondo che richiede metodiche di rianimazione che si possono praticare finché 
l’elettroencefalogramma non mostra il tracciato lineare, detto «silenzio elettrico», che segna la 
morte del cervello.” (Galimberti U., 1999, p.254).  Una prima distinzione che si evince da questa 
definizione è quella tra sonno e coma; principiando col sottolineare i confini del costrutto di  
“coma” si finirà col rendere più specifico questo lemma, per tale motivo voglio qui discernere le 
caratteristiche che differenziano tra il concetto di sonno da quello di coma, lo farò utilizzando le 
parole di D. Kelly: “Dal punto di vista comportamentale il sonno e il coma differiscono per la soglia  
necessaria per il risveglio e per la reversibilità. Questi stati possono venir distinti anche dal punto di 
vista fisiologico. Il sonno è uno stato neurofisiologico molto attivo, durante il quale il consumo 
cerebrale di ossigeno non è inferiore di quello dei normali livelli di veglia. Infatti, Seymour Kety ha 
dimostrato che il consumo cerebrale di ossigeno aumenta al di sopra dei livelli normali durante gli 
episodi REM, mentre in tutti gli altri casi di coma che sono stati analizzati il consumo di ossigeno si 
riduce al di sotto del normale livello di riposo. Di conseguenza il coma può essere definito, per 
esclusione, come una perdita di coscienza senza sonno, che a differenza della sincope, dura per 
lunghi periodi di tempo. Nell’ambito di questa definizione sono stati distinti diversi livelli di 
mancanza di coscienza, comprendenti la letargia, la perdita delle sensazioni, lo stupore e il coma, 
sulla base del grado di indifferenza del paziente verso stimoli comuni quali il parlare, il gridare, il 
venir scossi o sottoposti a punture capaci di risvegliare dolore. Lo stupore è quello stato 
caratterizzato dalla capacità di rispondere solo allo scuotimento, alle grida e agli stimoli nocivi, 
mentre il coma è caratterizzato dall’assenza completa di risposte” (Kandel E., Schwartz J., Jessel T., 
1991, p.832). Plum e Posner  propongono una definizione di Coma che si incentra maggiormente su 
modalità criteriali di tipo comportamentale, del soggetto che ricade in stato comatoso: “uno stato di 
areattività psicologica non suscettibile di risveglio in cui il soggetto giace con gli occhi chiusi. I 
soggetti in coma non mostrano alcuna risposta psicologicamente comprensibile agli stimoli esterni o 
ai bisogni interni. Essi non pronunciano parole comprensibili né localizzano accuratamente stimoli 
dolorosi con limitati movimenti di difesa.” (Plum F., Posner J.B., 1980, p.6). 
 
1.2 RELAZIONE TRA SONNO E COMA 
 
 
Passando ad un livello di analisi maggiormente dettagliato, ecco di seguito riportate le similarità e le 
divergenze intercorrenti tra sonno e coma: “Il sonno è uno stato periodico di riposo accompagnato 
da incoscienza ed inattività di grado variabile. Risulta costituito dall’alternanza di due tipi distinti di 
sonno: non-REM (o sincronizzato o lento), a sua volta suddiviso in quattro fasi in successione che 
esprimono il progressivo approfondimento della condizione, e sonno REM con movimenti oculari 
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Informazioni tesi

  Autore: Leonardo Distefano
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze del comportamento e delle relazioni interpersonali e sociali
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Francesco Rovetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

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Parole chiave

areattività psicogena
coma
deficit cognitivi
deficit comportamentali
deficit del linguaggio
deficit di personalità
disturbi dell'umore
esperienze di quasi morte
incremento di co2
near death experience
reinserimento sociale
sonno
stati di coscienza
test all’amytal
trauma cranico
trauma cranio encefalico

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