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Il decreto penale di condanna

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Anteprima della tesi: Il decreto penale di condanna, Pagina 8
categoria dei “negozi processuali” (
8
), sebbene le prerogative 
volontaristiche del codice abrogato siano state mitigate dalla 
indisponibilità della giurisdizione:  dunque alla sostanziale 
estraneità delle parti all’accertamento e alla presenza 
dominante e autosufficiente dell’organo giudicante. Quale 
espressione di una concezione autoritaria del ruolo e delle 
funzioni della giustizia penale, il previgente sistema 
processuale si fondava sul postulato che i fatti di cui 
quest’ultima si occupa potessero essere meglio conosciuti 
concentrando nella sola figura del giudice i poteri d’iniziativa, 
d’investigazione, di coercizione e di decisione. Ne risultava 
quindi un corrispondente ruolo di secondo ordine per il titolare 
dell’accusa (
9
) e per l’imputato. 
È certo che l’avvento della Costituzione alla fine degli anni 
’40 mise in crisi la filosofia del codice inquisitorio e, con essa, 
le strutture adottate nel 1930, introducendo quei valori 
democratici che avrebbero dovuto ispirare il processo penale. 
Si cominciò a riflettere sulla funzione del processo e sulla 
necessità di modificare le strutture per la realizzazione dei 
11
8 È bene considerare gli aspetti strutturali dell’istituto, partendo da un’analisi civilistica 
del negozio giuridico. Prescindendo dalle varie nozioni che in dottrina si sono sempre 
succedute, è indubbio che uno degli elementi più significativi del negozio è la 
volontarietà degli effetti ad esso collegati. Tanto che la sua stessa validità ed efficacia 
sono direttamente dipendenti dalla corretta e libera manifestazione della volontà nonché 
dalla perfetta convergenza tra quanto dichiarato e quanto voluto. L’ordinamento dunque 
riconosce al negozio giuridico la funzione di rendere giuridicamente realizzabile il 
voluto. Muovendo da queste premesse, è possibile individuare la categoria del negozio 
processuale. In realtà essa sarebbe del tutto inutile se adottata nel sistema del processo 
penale. Infatti, qualunque sia la definizione di negozio che si voglia ritenere esatta, 
manca sempre l’elemento caratteristico del negozio stesso: la manifestazione di volontà, 
l’esercizio di un diritto soggettivo, la modificazione di un rapporto giuridico, 
l’estrinsecazione del potere di autonomia regolamentare. Quindi in definitiva si può 
affermare che la categoria del negozio nel processo penale non esiste (Griffo, Volontà 
delle parti e processo penale, Napoli 2008). 
9   Il pubblico ministero nell’istruzione sommaria godeva di enormi poteri di formazione 
della prova e di disposizione della libertà personale e dei beni dei singoli (art. 391 c.p.p. 
1930).
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Il decreto penale di condanna

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Informazioni tesi

  Autore: Mara Di Pietro
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi del Sannio
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mario Griffo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

FAQ

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