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Il lavoro penitenziario dopo il D. Lgs. n. 124 del 2018

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30 
 
partecipazione trattamentale, superabile solo attraverso lo sforzo ermeneutico
123
, dall’altro, 
esso viene mantenuto come componente afflittiva della pena nel codice penale, agli artt. 
22, 23 e 25, e nell’art. 50 Reg. Es.<< I condannati e i sottoposti alle misure di sicurezza 
della colonia agricola e della casa di lavoro, che non siano stati ammessi al regime di 
semiliberta' o al lavoro all'esterno o non siano stati autorizzati a svolgere attivita' 
artigianali, intellettuali o artistiche o lavoro a domicilio, per i quali non sia disponibile un 
lavoro rispondente ai criteri indicati nel sesto comma dell'articolo 20 della legge, sono 
tenuti a svolgere un'altra attivita' lavorativa tra quelle organizzate nell'istituto>>.In realtà, 
in linea con la dottrina più accreditata
124
, lo scopo dell’art. 50 Reg. Es. non è ulteriormente 
afflittivo, ma è di stimolo all’adesione trattamentale del soggetto. Ciò vuol dire che esso 
non confligge con la riforma, inoltre, la previsione dell’obbligo del lavoro in chiave 
sanzionatoria  all’interno del codice penale risulterebbe abrogato dall’entrata in vigore di 
una norma successiva con esso contrastante. All’interno del regolamento penitenziario 
permangono, inoltre, in vita all’art. 77 comma 1 numero 3, le sanzioni disciplinari 
applicabili in caso di “volontario inadempimento degli obblighi lavorativi”. Questo 
contrasto è in realtà, secondo la dottrina maggioritaria, sanabile in via interpretativa, in 
quanto trattasi del caso di successione di leggi nel tempo, dunque, non solo devono 
ritenersi abrogate le disposizioni codicistiche ma anche le norme della fonte regolamentare 
subordinate alla legge penitenziaria.
125
 Giova comunque rammentarsi che la dottrina ante 
riforma del 2018, sulla base del dato letterale dell’art. 15 comma 2 O.P. si avvede della 
clausola “salvo casi di impossibilità”, derogatoria alla sussistenza di un dovere in capo 
all’amministrazione nell’ assicurare un posto di lavoro a tutti i detenuti, ammettendo un 
requisito meno stringente per giustificare il mancato rispetto di questa funzione nel caso 
degli imputati, per i quali il lavoro, ante riforma, era  già previsto come facoltativo
126
. La 
disposizione dunque si poneva a protezione dal pericolo di una infinità di ricorsi atti ad 
ottenere il ristoro delle retribuzioni non percepite (remunerazioni, oggi) nonché per la 
capacità professionale non conseguita, in quanto corollari discendenti dalla qualificazione 
 
123
 D. DI CECCA, Il lavoro, in Riforma dell’ordinamento penitenziario, a cura di P. Gonnella, cit., p.60, A. 
ALCARO, Aspetti giuslavoristici della riforma dell’ordinamento penitenziario, in bollettinoadapt.it, 19 
novembre 2018 
124
 F. FIORENTIN, La riforma penitenziaria (dd.lgs. 121, 123, 124/2018, cit, p.88, contra, P. BRONZO, Sub 
art. 20, cit., p.323 secondo il quale l’obbligatorietà sarebbe superabile in via interpretativa, in quanto il 
codice penale e il regolamento sarebbero abrogati dalla norma di legge sopravvenuta. Conformemente D. 
CHINNI, Il diritto al lavoro nell’esecuzione penale, in M. Ruotolo (a cura di) Dopo la riforma, i diritti dei 
detenuti nel sistema costituzionale, cit,, p. 19 
125
 P. BRONZO, Sub art. 20, cit., p.323 
126
 V. FURFARO, Il lavoro penitenziario, cit., p. 45

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Ardizio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2019-20
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gianluca Varraso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 338

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Parole chiave

rieducazione
diritto penitenziario
reinserimento
lavoro penitenziario
lavoro detenuto
lavoro di pubblica utilità
obbligo di lavoro
d lgs 124 2018
124/2018
tesi diritto penitenziario

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