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Il lavoro penitenziario dopo il D. Lgs. n. 124 del 2018

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Anteprima della tesi: Il lavoro penitenziario dopo il D. Lgs. n. 124 del 2018, Pagina 12
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di un diritto pieno in capo al detenuto. La dottrina era già, quindi, giunta a svuotare il 
contenuto cogente delle sanzioni disciplinari comminabili nei confronti del detenuto che 
volontariamente non adempia all’obbligo di lavoro, ex art. 39 O.P. per il caso previsto 
dall’art. 77 Reg. Es. e 53 Reg. Es.,  ricorrendo alla via ermeneutica, ritenendo che esse 
potessero essere intese come fattispecie di inadempimento  dei doveri lavorativi gravanti 
sul detenuto che consapevolmente avesse accettato di prendere parte all’attività lavorativa, 
ricevendo applicazione quindi solo sul detenuto già lavorante e non invece nel momento 
prodromico del rifiuto di partecipazione all’attività, sanzionabile unicamente in via di 
“coazione indiretta”, attraverso la valutazione negativa dei progressi compiuti nell’attività 
trattamentale e quindi rendendo maggiormente difficoltoso l’accesso ai benefici 
penitenziari e alle misure alternative.
127
Anche la Cassazione
128
 sposa questa concezione e 
afferma la necessità di interpretare il trattamento penitenziario come <<insieme di attività 
offerte e mai imposte al detenuto, sanzionato solo tramite la coazione indiretta>>. Pare 
condivisibile anche la scelta del legislatore del 2018 di non inserire al posto della 
fattispecie abrogata, il fatto che il lavoro possa essere considerato facoltativo, come 
“opportunità”.
129
 Questo avrebbe causato il richiamo interpretativo al solo art. 27 comma 3 
della Costituzione  e avrebbe disancorato la fattispecie dall’art. 4 della Costituzione, il 
quale prevede il diritto-dovere per tutti i cittadini di concorrere, mediante l’esercizio di 
un’attività, di loro scelta, al progresso materiale e spirituale della società. Sarebbe stato per 
contro auspicabile l’inserimento di una più chiara previsione di un dovere in capo 
all’amministrazione relativamente all’assicurare le condizioni affinchè ciò avvenga, 
sicuramente il legislatore aveva ben inteso questo ruolo, mantenendo in vita l’art. 15 
comma secondo O.P. ma, ad opinione di chi scrive, il richiamo poteva essere 
maggiormente incisivo, potendosi configurare questa disposizione, allo stato attuale, come 
una mera indicazione di principio.
130
  
 
 
127
 Da questo discende la sola applicazione delle disposizioni codicistiche in tema di inadempimento da parte 
del lavoratore detenuto, ex art. 2106 c.c. e art. 7 Statuto dei lavoratori. V. LAMONACA, Il lavoro 
penitenziario, cit. p. 82 
128
 Cass. Pen. 30/09/2011 n. 39557, in dejure.it 
129
 La proposta è rinvenibile nel Relazione finale al Tavolo VIII degli Stati Generali dell’esecuzione penale, 
in giustizia.it 
130
 Basti pensare che la clausola “salvo casi di impossibilità” ivi indicata, da condizione eccezionale di 
esclusione della responsabilità amministrativa, diventa la “normalità” nell’80% dei casi di detenuti non 
avviati al lavoro per mancanza di opportunità lavorative.

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Ardizio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2019-20
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gianluca Varraso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 338

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Parole chiave

rieducazione
diritto penitenziario
reinserimento
lavoro penitenziario
lavoro detenuto
lavoro di pubblica utilità
obbligo di lavoro
d lgs 124 2018
124/2018
tesi diritto penitenziario

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