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Il lungo percorso della Croazia verso l'Unione Europea

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acquistando una certa indipendenza in ambito religioso, nello specifico il non dover dipendere da gerarchie esterne per la consacrazione dei sacerdoti, la Croazia era meno soggetta alle possibili influenze delle potenze straniere. Ancora più importante sotto il profilo politico, fu l’elogio, per mezzo di una lettera, che il papa Giovanni VIII fece del principe Branimir per la sua, e del suo predecessore Zdeslav, politica filo bizantina. Nella coscienza storica nazionale dei croati questa lettera rappresenta la più antica attestazione del riconoscimento di un’entità statale croata da parte del pontefice. Il regno raggiunse il suo apice sotto re Tomislav (910-928 circa) che viene considerato il primo episodio saliente della potenza croata. Nel corso del X e XI secolo i legami tra le città dalmate e la Croazia sia dal punto di vista politico sia da quello ecclesiastico. Significativo il fatto che i re elencavano tra i loro possedimenti, accanto alla Croazia, anche la Dalmazia. 3. Nell’orbita ungherese L’intreccio tra la storia croata e quella ungherese ebbe inizio nell’XI secolo. L’ultimo grande sovrano croato, Zvonimir, fu così potente da riuscire a stringere forti legami di parentela con il re d’Ungheria Bela I, sposandone la figlia Elena. L’unione delle due corone consentì al sovrano croato di estendere la propria sovranità anche sulla Dalmazia settentrionale, dove rafforzo il suo legame con la Chiesa cattolica proclamandosi fedele vassallo del papa Gregorio VII. Fu proprio questo legame così stretto con il papato ad essere fatale al re Zvonimir, di cui le cronache ci tramandano che fu ucciso “dai vergognosi ed infidi croati” contrari al suo proposito di accogliere l’invito del papa a partecipare alla crociata in Terra Santa. All’uccisione del re seguì un periodo di grave crisi ed instabilità che indusse una parte della nobiltà a riconoscere come legittimo sovrano il re ungherese Ladislao. Il suo successore Colomanno riuscì a spezzare ogni resistenza all’unione con l’Ungheria che fu definitivamente sancita nel 1102. La Croazia, pur perdendo la propria narodna dinastija, non perse la sua individualità statale, conservata nella dieta (sabor), nel bano in quanto rappresentante della corona di Santo Stefano e nella propria nobiltà, fiera e poco disposta a rinunciare ai suoi privilegi. Il costituirsi della frontiera tra il Sacro Romano Impero, cui erano soggetti gli sloveni, ed i territori della corona ungherese lungo il corso del fiume Sutla, creò una profonda cesura tra i due popoli, non rimarginata quando si ritrovarono entrambe sotto il dominio degli Asburgo e dovettero fronteggiare lo stesso comune nemico mortale: i turchi. I due secoli che seguirono all’unione della Croazia con l’Ungheria fino all’inizio delle scorribande ottomane furono caratterizzate da un profondo processo di trasformazione sociale. Assistiamo all’affermazione, accanto ai grandi signori feudali, di una piccola e media gentry, capace, nel 1222, di costringere il re a concedere la cosidetta “Bolla d’oro”. Con questa venivano garantiti a tale ceto i diritti nobiliari e la possibilità di influire sull’amministrazione dello stato attraverso le diete. 7
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Il lungo percorso della Croazia verso l'Unione Europea

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Informazioni tesi

  Autore: Carlo Santillo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Fabio Bettanin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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Parole chiave

ingresso croazia unione europea
identità croata
nazionalismo croato
guerra serbo-croata

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