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Il marchio non registrato

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Anteprima della tesi: Il marchio non registrato, Pagina 14
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2. PRIME ED EVIDENTI DIFFERENZE TRA LA TUTELA DEL MARCHIO DI 
FATTO E QUELLA DEL MARCHIO REGISTRATO. 
 
Alla luce di queste norme, sia in dottrina che in giurisprudenza, si è andato 
affermando l’orientamento che pone sullo stesso piano il marchio registrato e il 
marchio di fatto. In realtà questa soluzione non è stata e non è pacifica, 
soprattutto è controversa la natura giuridica, l’identico contenuto sui relativi 
diritti
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. In questo paragrafo per l’argomento trattato, in particolar modo, interessa 
il confronto, tra le regole di protezione del marchio registrato e quelle di 
protezione del marchio di fatto. Secondo l’opinione della dottrina maggioritaria, la 
protezione del marchio di fatto coincide con il divieto di atti di concorrenza sleale 
per confusione ( art.2598 1° comma c.c.); questa disciplina ha la stessa funzione 
e la stessa struttura del sistema di tutela del marchio registrato, pur dando al 
segno non registrato una protezione, meno ricca ed intensa. Tale visione 
strutturale e funzionale, unificante, è fondata sull’idea che alla base delle due 
forme di tutela sia il fatto dell’uso del segno, e considera la legge sui marchi e 
l’art.2598 1° comma, come parti di un tessuto unitario. Di conseguenza, vista la 
ridotta tutela del marchio di fatto e, quindi, la possibilità di lacune normative, si 
ritiene applicabile la disciplina della legge sui marchi, che non abbia come 
presupposto, per l’applicabilità, l’esistenza della registrazione. La giurisprudenza 
mostra, perlopiù, diverse tendenze ed anche poco chiare. I giudici tendono a far 
coincidere la tutela del marchio non registrato con la tutela del marchio registrato, 
ma rilevano l’esistenza di notevoli differenze, tra il sistema di protezione dei 
marchi ( registrati e non) e la disciplina della concorrenza. L’azione di 
contraffazione del marchio, avrebbe carattere reale, ciò significa che si avrebbe 
contraffazione in presenza della sola confondibilità tra segni; l’azione di 
                                                           
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 per questa problematica si veda il capitolo 3. In particolare Mangini in Il marchio non registrato, 
1960. Secondo l’autore il legislatore ha riconosciuto una tutela del marchio non registrato, ma l’ha 
fatto solo per definire i limiti in contrapposto a quella del marchio registrato. I due marchi 
sarebbero su piani legislativi diversi. In capo all’utente di un marchio non registrato maturerebbe, 
con l’uso, un semplice interesse alla protezione del segno, che è un aspetto particolare del più 
ampio interesse dell’imprenditore alla lealtà della concorrenza. le norme pertanto non importano il 
riconoscimento di un diritto assoluto alla lealtà della concorrenza: sono piuttosto norme di 
condotta che impongono ad ogni concorrente dei doveri di astensione dal compiere atti sleali. La 
tutela del marchio di fatto va dunque inquadrata nella più ampia disciplina oggettiva dell’attività 
economica contro atti professionalmente scorretti, dettata ai fini d’interesse generale e pubblico.  

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Informazioni tesi

  Autore: Tania Cesarini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Carmine Bevilacqua
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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Parole chiave

diritto industriale
marchio
marchio di fatto
marchio non registrato
marchio registrato
segno distintivo
tutela del marchio

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