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Il ricorso abusivo al credito

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Anteprima della tesi: Il ricorso abusivo al credito, Pagina 6
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fallimento, e quindi non certo uno stato di cessazione di mero fatto, poiché, per determinare la 
rilevanza dello stato di cessazione, andava accertata, previamente, la responsabilità penale del 
commerciante.  
In modo particolare, il numero 3 dell’articolo considerato puniva il soggetto che, in stato di 
cessazione dei pagamenti, realizzasse delle operazioni che si risolvevano nel cagionamento di 
un danno nei confronti dei creditori; il danno poteva non essere stato cagionato dolosamente, 
bensì semplicemente a causa della volontà di risollevare le sorti della propria impresa, volontà 
accompagnata dall’illusione di poter risanare le proprie finanze e di poter restituire, in seguito, 
il prestito. La dottrina, quindi, individuava nel reato in esame due elementi specifici: morale e 
materiale. L’elemento morale specifico era rappresentato dalla volontà di ritardare il 
fallimento; questo elemento poteva essere riconosciuto dal giudice grazie alla valutazione 
delle modalità di impiego dei fondi acquisiti dal commerciante (che, appunto, dovevano 
essere utilizzati allo scopo di posticipare il fallimento). Distrarre o consumare i fondi acquisiti 
determinava, invece, l’imputazione per bancarotta fraudolenta. 
L’elemento materiale consisteva in una delle condotte descritte dall’articolo stesso, cioè , ad 
esempio nell’attività di acquisto, effettuata intenzionalmente, e seguita dalla condotta di 
rivendita della merce acquistata al disotto del valore corrente; questo, infatti, rappresentava un 
“mezzo rovinoso di far danaro”14 e diventava reato quando, appunto, la condotta fosse stata 
realizzata allo scopo di ritardare il fallimento. 
Le disposizioni dell’articolo 856 sono state notevolmente modificate nel 1942, quando il 
legislatore si è trovato a dover disciplinare nuovamente la figura di reato consistente nel 
ricorso al credito di tipo “abusivo”. Il legislatore ha, quindi, preferito distinguere l’ipotesi di 
ricorso abusivo al credito rispetto alla bancarotta e alle altre figure di reato ad esso 
“somiglianti”, rendendolo autonomo anche sotto il profilo “grafico” e letterale all’interno 
della legge; infatti, nella Relazione ministeriale che accompagna la Legge Fallimentare, in 
modo particolare al numero 53, si indica, volendo sottolineare le peculiarità della figura 
criminosa, che il reato previsto nelle nuove disposizioni, all’articolo 218, è “manifestamente 
caratterizzato non da semplice colpa ma da dolo di pericolo, esso richiama per alcuni aspetti 
l’insolvenza fraudolenta e per altri la truffa”. Questo fa comprendere le differenti 
connotazioni che il legislatore ha voluto conferire alla nuova fattispecie. 
Nonostante la derivazione abbastanza palese del ricorso abusivo al credito dal vecchio Codice 
di commercio, alcuni esponenti della dottrina 15 escludevano, e tutt’ora escludono, la 
riconducibilità dell’articolo 218 alla vecchia normativa; infatti, si afferma in modo categorico, 
                                               
14
 Da CUZZERI E., Commentario..., cit.,., p. 700; 
15
 Supra, nota 7. 

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Il ricorso abusivo al credito

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania D'ammicco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandra Rossi Vannini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 431

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Parole chiave

218 legge fallimentare
bancarotta
credito
fallimento
legge fallimentare
reati commessi dal fallito
ricorso abusivo al credito

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