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Il rischio di reputazione nelle banche: gestione, regolamentazione e casi

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Anteprima della tesi: Il rischio di reputazione nelle banche: gestione, regolamentazione e casi, Pagina 3
componenti dei rischi bancari, con riduzione accentuata di quelli di credito a favore degli operativi, 
legali e di reputazione, a causa della sempre più convinta partecipazione delle banche al profittevole 
nuovo business di investment banking (creazione di strumenti finanziari complessi, organizzazione 
di veicoli di investimento collettivo e servizi di consulenza e collocamento). Diventa pertanto 
indifferibile affrontare questo fattore di rischio senza tentennamenti o ritardi di sorta, pena la messa 
in discussione della possibilità di rimanere sul mercato. Una delle maggiori cause del rischio 
reputazionale è da ricercarsi nell'asimmetria informativa dei mercati. A questo problema ci viene in 
aiuto una serie di norme emanate dall'Autorità di Vigilanza, finalizzate ad incentivare negli 
intermediari comportamenti virtuosi, in grado di eliminare o quantomeno ridurre le cause di rischio 
e, di conseguenza, di contenzioso con la clientela. Ed è in questo ambito che focalizzerò la mia tesi, 
con l'intento di offrire un piccolo contributo personale al vivace dibattito in corso da parte di illustri 
economisti, in una letteratura limitata a motivo degli studi relativamente giovani della materia, 
legati alla riscoperta di questo tema, consapevole di non riuscire a fornire una visione esaustiva ma 
mettendo tutto l'impegno per renderla il più possibile completa. Prima di emettere qualsiasi giudizio 
o opinione, è opportuno documentarsi conoscendo a fondo la materia. Ecco perché il mio primo 
capitolo è stato interamente dedicato alla ricerca di una definizione il più possibile condivisa del 
rischio reputazionale nelle sue varie declinazioni, l'inserimento nel contesto degli intermediari 
finanziari, nel sistema dei rischi. Il concetto basilare appare “neutro” e agli occhi del management 
non rappresenta solo un rischio ma anche un'opportunità, in quanto valorizzando le qualità positive 
e distintive a disposizione si può anche migliorare la reputazione e di conseguenza la redditività. 
Sintetizzando possiamo definire la reputazione come la sommatoria di svariati drivers qualitativi e 
quantitativi con differente taratura ed immagine, a seconda di come li si vede: dall'interno sono 
fattori “d'identità”, mentre, all'esterno vengono percepiti come agenti di “immagine”. In questo 
percorso di analisi vado ad individuare i fattori di rischio originati con una sommaria definizione 
dei suoi confini rispetto al rischio generico di impresa, al rischio strategico, al rischio operativo, 
legale e di compliance. Il rischio reputazionale è difficile da quantificare, non solo a motivo della 
complessa individuazione degli aggregati qualitativi ai quali fa riferimento, non solo per la 
letteratura in materia insufficiente ma per un'ovvia difficoltà di misurare elementi immateriali con le 
normali tecniche contabili che cercano di fornire il “costo” correlato ad un rischio. Questo sarà 
l'argomento del secondo capitolo dove, dopo una puntuale mappatura, cercherò di evidenziare il 
confine labile con i veri e propri rischi operativi che implicano un'adeguata patrimonializzazione 
della banca, al fine di effettuare gli accantonamenti regolamentari. Mentre i rischi finanziari sono 
oggetto da parte delle istituzioni bancarie di policy e azioni di risk management, il rischio 
reputazionale è sensibile a fattori esterni, conseguenze negative ad una determinata azione diretta 
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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Biasoli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Economia
  Corso: Finanza
  Relatore: Rossella Locatelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

FAQ

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