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Il Servizio Idrico Integrato

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Anteprima della tesi: Il Servizio Idrico Integrato, Pagina 10
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irrigazione imponente, mentre all’interno dei muri di cinta erano presenti uno 
svariato numero di fontane e canaletti, accessibili a tutti.    
Le acropoli greche costruite in cima ai colli, per ragioni difensive, raccoglievano 
l’acqua piovana in cisterne scavate nelle rocce. A Cnosso già nel 1500 a.c. l’acqua 
raccolta veniva incanalata fino a sgorgare nelle cantine degli edifici.   
Per i Romani l’acqua era qualcosa di sacro, accompagnava la maggior parte dei riti 
imperiali. Fontane e terme  abbellivano la città eterna grazie alla presenza di undici 
acquedotti, costruiti dal 321 a.C. al 226 d.C. e finanziati quasi sempre con i proventi 
delle conquiste militari. Il curator aquorum, cioè il sovraintendente agli acquedotti, 
veniva delegato direttamente dall’imperatore ed aveva il compito di “vegliare” sulla 
qualità dell’ acqua pubblica e di assicurarsi che il servizio di acquedotto fosse 
efficiente e disponibile per tutti.  Solo i più ricchi però potevano permettersi  l’acqua 
a domicilio. Gli altri si rifornivano dalle fontane situate agli angoli delle vie. 
Gli acquedotti romani, grandi opere di ingegneria idraulica, erano in grado di 
rifornire la città di un milione di mc. d’ acqua al giorno che permetteva di consumare 
150 lt.
5
 per abitante, disponibilità molto simile a quella di un romano odierno. Le 
persone addette al servizio di acquedotto erano circa 700 e venivano retribuite dalle 
casse pubbliche o direttamente dall’imperatore. Nel 97 d.C., venne nominato 
curator aquarum Sesto Giulio Frontino il quale si dedicò anche alla redazione di un 
trattato tecnico ricco di particolari sugli acquedotti. La sua maggiore 
preoccupazione, era la continua necessità di manutenzione delle condotte: 
onerosità molto attuale anche nel servizio idrico integrato italiano. Anche le 
concessioni private, che permettevano la fornitura di acqua a domicilio creavano 
continue difficoltà: i serbatoi e le tubature erano costruite con il piombo ed abituali 
erano i furti di acqua da rivendere,  praticati forando i condotti, non solo dai ladri 
ma anche  dagli stessi addetti alle riparazioni. La rete di distribuzione aveva bisogno 
di continua vigilanza. 
La grandezza degli acquedotti romani  corre di pari passo alla grandezza di Roma 
antica. Con l’arrivo del medioevo i grandi monumenti idraulici vennero abbandonati. 
Le città si chiusero per motivi di difesa e l’acqua fu conservata in grandi cisterne; le 
fognature, mancando acqua corrente, scomparvero definitivamente. Tutto  era 
gettato per strada, ad eccezione degli escrementi che dovevano essere sotterrati nei 
cortili.  La popolazione si dissetò anche scavando pozzi nei cortili delle proprie 
abitazioni; pozzi tuttavia poco profondi (6-7 metri), facilmente contaminabili.  In 
molti luoghi l’acqua a questa profondità era paludosa o salmastra. Gli scarichi 
                                                                 
5
 Fonte dei dati in da Altomore, G.(2006): Acqua S.p.A.,pag. 206.
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Informazioni tesi

  Autore: Vilma Tesoriati
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Gestione Aziendale
  Relatore: Massimo Canali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

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