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Il Sogno Lucido: da una ricostruzione Storico-Antropologica del fenomeno onirico alle più attuali acquisizioni Psico-Fisiologiche, per un'applicazione in campo Psicoterapeutico

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6 dei più preziosi e sacri poemi della cultura umana, tradotto vent’anni più tardi dall’assiriologo inglese George Smith. Si tratta dell’”Epopea di Gilgamesh”, ritrovata incisa per intero, con caratteri sumerici cuneiformi, su una serie di tavolette d’argilla asciugata al sole. Nel poema si fa più volte riferimento esplicito al mondo onirico, come quando vengono descritti i sogni premonitori del re sumero di Uruk, Gilgamesh, in uno dei quali egli incontra, come in seguito avverrà concretamente, il proprio alter-ego: Enkidu. Nel racconto vengono riportate numerose esperienze oniriche. È molto interessante soffermarsi sul fatto che il processo onirico viene qui presentato in associazione a quella che è considerata una delle più antiche testimonianze di attività oniromantica: quando Gilgamesh riporta il sogno alla madre e sacerdotessa Ninsun, infatti, questa lo interpreta, trovando in esso la chiave per la futura forza del figlio; lo stesso avviene per tutte le altre esperienze oniriche riportate nella storia. Sin dall’antichità, dunque, l’uomo ha saputo intuire l’utilità ed il valore della dimensione esistenziale onirica, utilizzandola al fine di trarne utili consigli ed indicazioni all’interno della vita di veglia. Nella cultura babilonese, i sogni venivano considerati, se propriamente compresi, un’inestimabile fonte di informazioni, non solo riguardo al singolo individuo, ma anche della ben più ampia realtà circostante. Un’altra fonte di inestimabile valore circa le testimonianze sul fenomeno onirico è rappresentata dai poemi omerici (VIII secolo a.C.); leggendoli, si scopre che i sogni venivano considerati dalla civiltà greca come una realtà oggettiva a tutti gli effetti. Il sognatore è vissuto come colui che assume un ruolo passivo e diventa un tramite tra il mondo umano e quello divino. Proprio perché l’uomo era considerato un mezzo tra gli dei e gli altri uomini, egli doveva essere saggio e puro. Si ritiene che lo stesso Omero comunicasse con il mondo soprasensibile per mezzo dei sogni, tant’è che alcuni studiosi hanno inteso in senso allegorico la sua cecità. Egli era cieco al mondo esterno, al mondo illusorio poiché, essendo un iniziato, percepiva il mondo trascendente (Coelli D., 2013). In questo modo, la cecità era intesa come la vera vista – curioso constatare che, in effetti, anche il celebre indovino Tiresia fosse cieco. I sogni premonitori presenti nei due poemi, Iliade ed Odissea, erano considerati dei messaggi divini, che giungevano dall’alto piuttosto che da informazioni del proprio inconscio personale. L’intento di Omero non era quello di descrivere gli eroi secondo la propria fantasia, quanto piuttosto quello di voler tramandare una conoscenza reale, legata alla tradizione popolare e ai ricordi accumulati dall’uomo nel corso del proprio sviluppo sulla Terra. Omero era convinto che il sogno fosse una personificazione di creature trascendenti che si presentavano al sognatore nel mondo onirico, per poi scomparire, più tardi, nella dimensione atemporale – concezione, questa, che ritroviamo nel pensiero dello psicanalista James Hillman (1926 – 2011). L’atto di mostrarsi e parlare al sognatore, da parte delle divinità, costituiva una caratteristica tipica dell’esperienza onirica greca antica; se ne possono difatti trovare numerosi esempi sia nell’Odissea, sia nell’Iliade. A quell’epoca, ogni uomo era convinto che i sogni fossero messaggi provenienti da una realtà divina. L’umanità ha pertanto da sempre percepito il mistero che avvolge tale fenomeno, e si è costantemente interrogata a tale riguardo. Secondo la riflessione di Platone (428/7 – 348/7 a.C.), durante lo stato di sonno, l’anima è come se si liberasse dal corpo, considerato la sua tomba, al fine di stabilire una relazione di contatto con le creature più elevate. Aristotele (384 – 322 a.C.) indicava l’incubazione – una pratica che ritroviamo anche nell’Epopea di Gilgamesh – come una vera e propria terapia. Per il filosofo, il sogno era concepito come il risultato di un’alterazione della percettività degli organi (oggi lo definiremmo “stato alterato di coscienza”), con
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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Rosone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Libera Università Vita Salute San Raffaele di Milano
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Lucio Sarno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

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Parole chiave

psicoterapia
sogno
coscienza
onirico
consapevolezza
sognare
sogno lucido
laberge
onironautica
lucidità onirica

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