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Il valore di un rifiuto

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Anteprima della tesi: Il valore di un rifiuto, Pagina 7
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A livello accademico è indubbia la notevole influenza esercitata dall'ascesa della 
teoria keynesiana quasi a nuovo paradigma.  
Nei primi decenni (anni '50 e '60) lo sviluppo è stato quasi sempre interpretato 
come crescita economica. Si è così creata una sorta di “dipendenza” dal Pil e 
quest‟ultimo è diventato un indicatore del benessere materiale.  Probabilmente non si 
può negare che la maggiore abbondanza di beni e servizi a disposizione di 
consumatori e produttori ne amplia le scelte e con esse la capacità di fruire e gestire 
economicamente flussi di ricchezza. Ma nonostante ciò,  il Pil rappresenta un 
indicatore della felicità? Purtroppo (o per fortuna?), bisogna rispondere di no.  
Infatti, il reddito pro capite è aumentato fortemente nel dopoguerra, ma il livello 
della felicità, quale risulta da indagini demoscopiche, non pare sia cresciuto o, 
comunque, è aumentato di poco.7  
E‟ questo il paradosso della felicità posto in luce già nel 1974 da Richard 
Easterlin. 8 
Quali che siano le “vere” ragioni che spiegano il paradosso della felicità, non si 
può non concordare con coloro che sostengono come, nei paesi industrializzati e 
forse anche in altri tipi di economie, non sia il reddito assoluto che aumenta la 
felicità individuale, ma quello relativo, cioè il suo maggior incremento rispetto a 
quello degli altri, con ovvio innalzamento dello status del percipiente.  
Non vanno nemmeno dimenticati che contribuiscono a questo risultato il processo 
di competizione sociale, l‟aspirazione a modelli di consumo difficilmente 
raggiungibili, ma oggetto di martellanti campagne pubblicitarie e soprattutto la scarsa 
accumulazione di capitale sociale dovuta ad un individualismo talvolta esasperato. 
 
 
 
                                                 
7
 Secondo Sartorius (1993) la Qualità della Vita (QdV) è un concetto problematico. Alcuni 
pensano che parole come „benessere‟, „soddisfazione‟ e „felicità‟ siano sinonimi. Egli ritiene invece 
che la QdV sia una costellazione individuale di componenti oggettive e soggettive del benessere. 
8
 Nel 1974 Richard Easterlin, professore di Economia all'Università della Southern California e 
membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze, ricercando le ragioni per la limitata diffusione della 
moderna crescita economica evidenziò per dimostrare con il «paradosso della felicità» (noto ancor 
oggi come «Easterlin Paradox») che nel corso della vita la felicità delle persone dipende molto poco 
dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare 
osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana 
aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, mostrando una „curva ad U‟ rovesciata. 
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Il valore di un rifiuto

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Informazioni tesi

  Autore: Adriana Aronadio
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Alfredo Sensales
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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