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Iraq: storia di un dramma dalla Seconda Guerra del Golfo al caso Abu Ghraib

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Anteprima della tesi: Iraq: storia di un dramma dalla Seconda Guerra del Golfo al caso Abu Ghraib, Pagina 3
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ammassando, con l’aiuto inglese, uomini, mezzi, navi e aerei ai confini dell’Iraq.
4
 
L’odierno Iraq ha nelle sue viscere ben 115.000 milioni di barili di petrolio e 110.000 
miliardi di piedi cubi di gas naturale: Saddam, dunque, gestiva la seconda maggiore 
riserva del mondo
5
. Ma se il petrolio e il gas guidavano la classifica delle motivazioni 
addotte dai sostenitori della guerra, gli USA, o meglio il Presidente Bush Jr., voleva la 
guerra anche per: la sicurezza nazionale interna messa in crisi dagli attentati catastrofici 
dell’11 settembre
6
; la lotta al terrorismo internazionale
7
; la paura diffusa della 
proliferazione delle WMD (weapons of mass destruction, armi di distruzione di massa)
8
; 
le lobby d’affari
9
; il riequilibrio nel Medio Oriente, ovvero l’importanza geo-politica di un 
Iraq laico piazzato nel centro del Medio Oriente per avvicinarlo ai costumi e alla cultura 
occidentali; l’abbattimento del demone Saddam, e la sostituzione del regime iracheno 
con un governo democratico che avrebbe migliorato l’immagine degli USA nel Vicino 
Oriente, fornendo un esempio da imitare alle popolazioni della regione, generalmente 
governate in modo autocratico; la necessità degli USA di riaffermare il loro ruolo di 
superpotenza militare, economica e tecnologica su tutto il mondo; la disistima degli 
americani verso l’elefante burocratico ONU, visto, a differenza degli europei, come un 
organismo troppo filo-terzomondista; la necessità di contenere la Cina, unico vero rivale 
degli USA; la possibilità di usare l’Iraq, una volta conquistato, come base per attaccare e 
                                                                                                                                                                                                 
L'annuncio dato dal presidente George H. W. Bush il 9 novembre di un massiccio incremento dell'impegno 
americano, con lo spostamento di truppe e mezzi dal teatro europeo, per assicurare un'adeguata opzione militare 
offensiva, segnò il passaggio da una strategia difensiva a una strategia di attacco, destinata a portare nel golfo 
oltre 400.000 uomini. Vedi: http://www.globalsecurity.org/military/ops/desert_shield.htm 
4
 U. Rapetto, R. Di Nunzio, Attacco all’Iraq 100 ragioni segrete, incredibili, ovvie, RCS Libri S.p.A, Milano, 2003. 
5
 Dopo Arabia Saudita con 264.300 milioni di barili di petrolio, e Iran con 137.500 milioni di barili di petrolio.  
 
6
 Vedi il testo completo (in inglese) della National Security Strategy of the United States of America, settembre 
2002, cap.V in http://www.globalsecurity.org/military/library/policy/national/nss-020920.pdf in cui Bush proclamò 
dapprima la cosiddetta “guerra al terrorismo” poi enunciò la “dottrina della guerra preventiva” per cui gli Stati Uniti 
non avrebbero atteso gli attacchi nemici, ma avrebbero usato la propria potenza militare per prevenirli. Inoltre, l’ex 
direttore dell’ antiterrorismo degli Stati Uniti Richard Clarke e l’ex ambasciatore britannico a Washington 
Cristopher Meyer riferirono che Bush, immediatamente dopo gli attentati alle Twin Towers, pensò subito all’Iraq, 
cambiando però idea quando si rese conto che, invece, erano stati compiuti dal gruppo terrorista Al-Qaeda ( in 
arabo: ﺓﺩﻉﺍﻕﻝ ﺍ , la Base ) capeggiato dal saudita Osāma Bin Lāden, con base in Afghanistan. Nonostante la 
campagna afghana non fosse ancora conclusa, l’amministrazione Bush spostò rapidamente la propria attenzione 
ad altri stati ritenuti pericolosi per la sicurezza statunitense, infatti, nel discorso sullo Stato dell’Unione, del 
gennaio 2002, il Presidente americano parlò del cosiddetto “asse del male” formato da “paesi-canaglia” quali Iran, 
Iraq e Corea del Nord, cui occorreva contrapporsi; vedi:  
http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/31/Bush_asse_del_male_minaccia_co_0_0201312102.shtml 
7
 L’Iraq avrebbe potuto fornire armi atomiche ad altri gruppi terroristici da impiegare in un attentato, inoltre, il 
vicepresidente americano Dick Cheney, fautore dell’invasione dell’Iraq, sosteneva l’esistenza di legami tra il 
paese e al-Qaeda. 
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 Nell’ottobre 2002, una National Intelligence Estimate (NIE) statunitense dedicata all’argomento dichiarava che 
l’Iraq aveva proseguito i suoi programmi nel campo delle WMD disobbedendo alle restrizioni dell’ONU. Il mese 
precedente Bush dichiarò che l’Iraq voleva produrre armi di distruzione di massa in grado di mettere in pericolo la 
sicurezza dell’intero Occidente. 
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 Numerose compagnie americane desideravano partecipare allo sfruttamento delle risorse petrolifere irachene, 
alla “ricostruzione” dell’Iraq, o anche solo alla fornitura degli armamenti per la guerra. Inoltre, si pensò che dopo la 
guerra un aumento della produzione irachena avrebbe abbassato il prezzo del greggio, favorendo l’intera 
economia occidentale.

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Bottazzi
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Plurilinguismo e multiculturalità
  Relatore: Andreina De Clementi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

FAQ

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