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Isis e terrorismo jihadista in Europa, analogie con il modello operativo del crimine organizzato di matrice camorrista: un parallelismo interpretativo

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quanto ai terroristi e creano dunque opportunità di collaborazione, di networking e 
“scambio di competenze”. E, soprattutto, i detenuti che finiscono di scontare la propria 
pena, si ritrovano spesso a ritornare in libertà senza una reale prospettiva di 
reinserimento sociale, né la possibilità di rendersi dei cittadini produttivi. 
3.2 Per numerosi detenuti, la stessa incarcerazione scatena una crisi personale che solleva 
interrogativi profondi sul senso della vita, considerata, peraltro, l’ampia disponibilità di 
tempo che essi hanno per riflettere.  E’ esattamente questo il motivo per cui i reclutatori 
di Al Qaeda, dell’Isis o altri gruppi terroristici considerano la prigione un terreno 
fertile, poiché i carcerati non soltanto sono vulnerabili e soggetti ad aperture cognitive 
che li rendono recettivi nei confronti di ideologie estremiste, ma rientrano anche nella 
categoria demografica che i gruppi jihadisti cercano di attirare, ovvero i giovani che 
spesso disconoscono la propria religione, ma sono impulsivi, sicuri di sé, pronti a 
correre dei rischi e in conflitto con lo Stato e le Autorità. Lungi dall’essere un ostacolo, 
il loro passato li ha resi indifferenti all’illegalità e alla violenza, dotandoli di 
“competenze” utili ai fini terroristici. 
3.3 A meno che non si separino totalmente gli estremisti dal resto della popolazione 
carceraria, scelta non sempre possibile né consigliabile, il contesto carcerario 
istituzionalizza virtualmente il legame tra terroristi e criminali e ciò rappresenta un 
vantaggio per gli estremisti: oltre ad aver accesso a delle opportunità potenzialmente 
proficue e a dei soggetti potenzialmente radicalizzabili, essi possono sfruttare 
competenze e conoscenze clandestine dei criminali, per ottenere agevolmente 
documenti falsi, armi, denaro, beni, ma anche l’accesso a rifugi segreti. Gli esempi più 
eloquenti, in Francia, sono quelli di Chérif Kouachi, Amedy Coulibaly e Djamel 
Beghal. Kouachi e Coulibaly si sono conosciuti nel carcere di Fleury-Mérogis, vicino 
Parigi, nel 2007 e hanno legato dopo aver trascorso sette mesi nella stessa divisione. La 
coppia, un estremista e un delinquente “comune”, viene successivamente irretita e 
radicalizzata all’interno della prigione, da Djamel Beghal: un reclutatore di Al Qaeda.  
In altri termini, è proprio il contesto carcerario a dar vita alla rete coordinata da 
Kouachi e Coulibaly e poi sfociata negli attentati di Parigi del Gennaio 2015, in cui 
hanno perso la vita diciassette persone. 
3.4 Quattro soggetti presenti nel database erano stati segnalati dall’Autorità Penitenziaria 
come radicalizzati; tuttavia, né le forze di Polizia né i Servizi di intelligence avevano 
dato seguito alla segnalazione. L’esempio più grave è quello di Mehdi Nammouoche, 
un cittadino francese che nel Maggio del 2014 uccise quattro persone al Museo 
giudaico di Bruxelles. Mentre si trovava in carcere, egli fu indicato come soggetto

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Informazioni tesi

  Autore: Luna Vulpetti
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master di Primo livello in Criminologia Investigativa e Scienze Forensi
Anno: 2017
Docente/Relatore: Fabio Iadeluca
Istituito da: Link Campus University - L'Università internazionale a Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

FAQ

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Parole chiave

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camorra
terrorismo islamico
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terrorismo jihadista
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daesh
camorristi
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